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Statua di Kinzica Celebre è a Pisa la leggenda che accompagna il nome Kinzica. E’ l’anno 1004 ed é notte quando una giovane donna, Kinzica Sismondi o Gismondi, si accorge del feroce attacco alla città da parte delle orde musulmane capeggiate dal terribile Mogehid (Musetto).Gli ignari abitanti dormono profondamente e solo Kinzica si avvede del nemico che mette a fuoco l’intero sobborgo a sud del fiume; scappa dai Consoli i quali, dopo aver appreso la sventura, fanno suonare con forza la campana per richiamare tutti alle armi. I rintocchi si amplificano nel buio e i nemici fuggono spaventati: la città è salva e Kinzica è una eroina.
Questa storia, secondo gli studiosi, ha ben poco di vero; farebbe invece parte di un "ciclo di avvenimenti, qual più qual meno immaginari o esagerati, che sarebbero accaduti intorno al 1000, quando cominciava a sorgere la grandezza di Pisa: fenomeno comune a tutte le città, che, avendo riempito della lor fama i secoli, hanno tentato di abbuiare le origini modeste, confondendo le tradizioni, aggiungendo o diminuendo, secondo consigliava amor di campanile o rivalità partigiana." (D. Santoro, La leggenda pisana di Chinzica Sismondi, in Studi Storici, 1892) Secondo alcuni antichi scrittori, poi, Mogehid con il suo esercito apparve in Sardegna (e da qui si sarebbe spostato per le sue scorrerie sulle coste pisane), non nel 1004 ma nel 1015, un anno prima della definitiva sconfitta dei Saraceni, per opera dei Pisani e dei Genovesi. Mancano, inoltre, per una corretta ricostruzione storica, scritti, cronache o iscrizioni anteriori al XVI secolo che trattino del famoso episodio di Kinzica. Eppure la riconoscenza popolare nei confronti della giovane Sismondi è stata grande lungo i secoli, al punto da consacrare a lei l’antico quartiere posto a Mezzogiorno (che oggi è dedicato a San Martino). Non solo: in via San Martino, sulla facciata del palazzo della famiglia Tizzoni vi è un altorilievo in marmo, posato su un capitello, raffigurante una donna che la tradizione addita come statua di Chinzica. E benchè nulla di questa figura ricordi un’eroina perché "…le proporzioni, l’atteggiamento, la posa non son quali si richiederebbero in chi tra il tumulto di un’invasione nemica si accinge a gridar aiuto, per salvar la patria…" (D. Santoro, Op. cit.) ma rassomigli invece ad una matrona romana appartenente presumibilmente ad un sarcofago del III o IV secolo d.C., i pisani ritrovano in lei, ancor oggi, la loro salvatrice; un personaggio che, seppur leggendario, ha avuto un ruolo ben preciso nella storia della città. Oggi di Kinzica e delle sue eroiche imprese si parla sempre meno, ma la statuetta è sempre lì come sospesa sulla pietra dell’antica casa – torre e sembra far da testimone silenziosa ad un innamorato che scrivendo lettere d’amore ad una ragazza di via San Martino, prende in prestito proprio il suo nome e scrive: "Mia cara Kinzica…" (Incognitus, Mia cara Kinzica, lettere d’amore, 1990)
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