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Concluse le vicende risorgimentali che portarono all’unità d’Italia, Giuseppe Mazzini, ormai anziano e ammalato, pensò di trasferirsi in una città dal clima mite che, per la sua posizione geografica, potesse consentirgli di muoversi agevolmente sia verso nord che verso sud. Scelse Pisa, dove poteva contare sull’ospitalità della famiglia Rosselli Nathan.
Giuseppe Mazzini A Pisa arrivò nel marzo 1871, e vi risiedette sotto falso nome fino alla metà del settembre successivo, poi ripartì per un soggiorno a Lugano e a Londra. Tornò a Pisa nel febbraio 1872, quando le sue condizioni di salute si aggravarono notevolmente. Mazzini morì in casa Rosselli il 10 marzo 1872. La notizia della sua morte sorprese gli abitanti di Pisa, perché nessuno aveva mai sospettato della sua presenza in città. I funerali si svolsero a Pisa, dopodiché la salma fu trasferita a Genova per essere tumulata nel cimitero di Staglieno.Casa Rosselli, in cui Mazzini si spense, fu distrutta durante il tragico bombardamento di Pisa del 31 agosto 1943, che costò alla cittadinanza settemila morti. Fu ricostruita ed inaugurata dall’allora Capo dello Stato Luigi Einaudi nel 1952.
Da allora la Domus Mazziniana fu dichiarata, dalla Legge 1230/52 come istituzione culturale volta allo studio del pensiero di Mazzini, alla diffusione delle sue opere e alla raccolta e conservazione di documenti e cimeli relativi alla sua vita e al suo insegnamento. E’ quindi centro autonomo di studi e ricerche e dal 1955 pubblica una rivista semestrale e cura tre collane di pubblicazioni storiche e scientifiche. E’ inoltre sede di convegni e dibattiti.

L’edificio della Domus Mazziniana ospita oggi una biblioteca, un archivio e un museo. La biblioteca raccoglie diciottomila volumi di carattere essenzialmente storico oltre a giornali e periodici e una raccolta di miscellanee che ammonta a diciassettemila pezzi, alcuni dei quali molto rari.

L’archivio raccoglie oltre ottantasettemila documenti di notevole importanza.

Nel museo, in alcune sale, viene ripercorsa la vita di Mazzini con l’ausilio di materiale in massima parte recuperato dopo il bombardamento fra cui documenti, libri, oggetti personali, lettere e fotografie.

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