Giornata della Memoria contro la persecuzione verso ebrei e contro ogni razzismo, l'intervento del Sindaco Michele Conti

«Per Pisa, ricordare il 5 settembre non è un esercizio formale. La storia assegna alla nostra città una responsabilità particolare: conservare la memoria e trasmetterla»
Data:

04/09/2026

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  • Comunicato stampa
© Ufficio stampa - Comune di Pisa

Descrizione

Venerdì 4 settembre il Comune di Pisa e la Comunità Ebraica di Pisa, con il sostegno di ANPI Comitato provinciale di Pisa, Provincia di Pisa e Parco di San Rossore, hanno ricordato l’anniversario della firma delle leggi razziali avvenuta a San Rossore il 5 Settembre 1938. Quest’anno, per rispettare lo Shabbat, il giorno di riposo settimanale ebraico, la commemorazione è stata anticipata di un giorno.

Sono intervenuti il sindaco di Pisa Michele Conti, il Presidente del Parco di San Rossore Lorenzo Bani, il Presidente della Provincia di Pisa Massimiliano Angori, il Presidente dell’ANPI di Pisa Bruno Possenti e il Presidente della Comunità Ebraica di Pisa Andrea Gottfried.

L'intervento del sindaco di Pisa, Michele Conti

Siamo ancora una volta qui, a San Rossore, nel luogo in cui il 5 settembre 1938 Vittorio Emanuele III firmò il regio decreto che introduceva i “provvedimenti per la difesa della razza nella scuola”.

Un testo che stabiliva che nelle scuole italiane non potessero più essere iscritti alunni ebrei e che insegnanti e docenti ebrei dovessero essere allontanati dall'insegnamento. L’inizio di una persecuzione assurda, vergognosa, ancora incomprensibile.

La persecuzione degli ebrei italiani, infatti, non cominciò con le deportazioni. Cominciò prima, quando lo Stato decise che alcuni cittadini non dovessero più avere gli stessi diritti degli altri.

Prima vennero esclusi dalle scuole e dalle università, poi dal lavoro e dalla vita pubblica. Progressivamente furono privati dei loro diritti, fino alla persecuzione delle loro vite. Un abominevole piano di persecuzione e sterminio che trovò terreno fertile e si affermò nel nome di una dittatura, il nazismo in primo luogo ma di cui fu complice anche il fascismo, che mirava a togliere all’essere umano ogni personalità giuridica, morale e individuale.

A Pisa ne abbiamo esempi che conosciamo bene. Penso al professor Ciro Ravenna, docente di Chimica agraria della nostra Università, allontanato dall'insegnamento in seguito alle leggi razziali e successivamente deportato e ucciso ad Auschwitz.

Penso a Pardo Roques e alle persone, ebree e non ebree, assassinate nella sua casa di via Sant'Andrea nell'agosto del 1944. Un luogo davanti al quale anche questa mattina abbiamo sostato per rendere omaggio alle vittime.

Per Pisa, quindi, ricordare il 5 settembre non è un esercizio formale. La storia ha voluto che proprio San Rossore fosse il luogo della firma di uno degli atti più vergognosi della storia italiana. Questo assegna alla nostra città una responsabilità particolare: conservare la memoria, trasmetterla e soprattutto cercare di comprenderne fino in fondo il significato. E credo che oggi questo compito sia ancora più importante.

I dati ci dicono infatti che l'antisemitismo non appartiene soltanto ai libri di storia che in Europa e ovunque nel mondo funestato da molti conflitti, torna ad affacciarsi come uno spettro che si alimenta di vecchi e nuovi significati, primi tra tutti il negazionismo, l’intolleranza, la discriminazione.

Secondo l'ultimo rapporto dell'Osservatorio antisemitismo della Fondazione CDEC, nel 2025 in Italia sono stati registrati 963 episodi di antisemitismo. Erano 877 nel 2024, 453 nel 2023 e 241 nel 2022.

In tre anni sono quasi quadruplicati.

Anche i dati europei devono farci riflettere. L'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali ha rilevato che il 96 per cento degli ebrei intervistati aveva sperimentato almeno una forma di antisemitismo nell'anno precedente all'indagine. Il 76 per cento dichiarava di nascondere almeno occasionalmente la propria identità ebraica. Sono numeri che non possiamo ignorare.

Viviamo inoltre in un tempo nel quale conflitti drammatici, tensioni internazionali e una comunicazione sempre più immediata alimentano contrapposizioni molto forti anche nelle nostre società. La discussione, anche aspra, sulle decisioni dei governi e sulla politica internazionale appartiene pienamente alla libertà di ciascuno. Ma dobbiamo essere altrettanto chiari nel dire che le responsabilità politiche non possono mai essere trasferite su un popolo, su una religione o sulle persone in ragione della loro appartenenza.

Un cittadino ebreo non può essere chiamato a rispondere delle scelte di un governo. Così come nessuna persona può essere giudicata per la propria origine, per la propria fede o per la propria identità. Confondere questi piani significa aprire uno spazio nel quale il pregiudizio può tornare a crescere. E la storia ci ha insegnato quanto possa essere pericoloso.

Per questo credo che il lavoro più importante riguardi soprattutto i giovani. Alle nuove generazioni non dobbiamo chiedere semplicemente di ricordare una data. Dobbiamo dare loro gli strumenti per conoscere la storia, studiare i documenti, approfondire i fatti, distinguere le fonti, comprendere la complessità. Dobbiamo insegnare loro a non accontentarsi di uno slogan, di un'immagine o di poche parole lette sui social. A distinguere la storia dalla propaganda, la critica politica dal pregiudizio, le responsabilità individuali da quelle attribuite indistintamente a un'intera comunità. È probabilmente questo il modo più serio per mantenere viva la memoria. Ottantotto anni fa, proprio nel luogo in cui ci troviamo, una discriminazione divenne legge dello Stato. Persone che erano italiane come tutte le altre furono separate dalle altre sulla base della loro origine e della loro religione. Ricordarlo oggi significa che non dobbiamo permettere che una persona possa sentirsi meno libera o meno sicura perché ebrea. La memoria serve a questo. Non soltanto a conoscere ciò che è accaduto, ma a riconoscere i segnali del presente e ad assumersi la responsabilità di non essere indifferenti. È il compito delle istituzioni, è il compito della scuola e dell'Università. Ed è il compito di ciascuno di noi.

Ultimo aggiornamento

Ultimo aggiornamento: 04/09/2026 16:22

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