Cos'è
La compagnia di attori incontra il pubblico sabato 31 alle 18 (ingresso libero).
Verso il tutto esaurito le recite in cartellone (sabato 31 ore 21; domenica 1 ore 17)
“Ero molto triste e poi scrivendo è venuta fuori una cosa allegra”. Dopo le due strepitose recite di L’uomo, la bestia e la virtù di Luigi Pirandello, il palco del Verdi propone al pubblico appassionato di prosa un nuovo testo teatrale questa volta firmato da Natalia Ginzburg. Marianella Bargilli e Giampiero Ingrassia portano in scena con la regia di Emilio Russo “Ti ho sposato per allegria”, brillante produzione firmata Teatro Quirino e Teatro Menotti con le musiche originali di Morgan da tutto esaurito in ogni tappa della tournée.
Quarto titolo della stagione di Prosa 2025/26 del Teatro Verdi, in collaborazione con Fondazione Toscana Spettacolo, e già avviato al tutto esaurito, Ti ho sposato per allegria arriva sul palco sabato 31 gennaio (ore 21) e domenica 1 febbraio (ore 17). La prima di sabato sarà preceduta alle 18, dal tradizionale incontro della compagnia di attori: Marianella Bargilli, Giampiero Ingrassia, Lucia Vasini, Claudia Donadoni e Viola Lucio risponderanno alle domande del pubblico e lo introdurranno alla conoscenza del testo, con anticipazioni della rappresentazione in palcoscenico. L’incontro si terrà nel Ridotto. L’ingresso è libero.
Scritta nel 1965, tre anni dopo il suo capolavoro “Lessico Famigliare”, vincitore del Premio Strega, Ti ho sposato per allegria è la prima delle undici commedie di Natalia Ginzburg e, come in quasi tutta la sua produzione, affronta temi eterni come l’amore, le relazioni, le madri, la morte, la diseguaglianza sociale. Giuliana è una intrigante figura in cerca di identità che ha sposato Pietro dopo una sola settimana di conoscenza.
Ambientato negli anni ’60, questo irresistibile testo, per il suo ritmo da commedia, presenta dialoghi molto efficaci anche nella narrazione dei personaggi assenti e assurdi, però concreti e riconoscibili: Manolo il poeta maledetto, Elena l’amica zitella, Topazia la predatrice e Filippa la zia bigotta.
Tra le pieghe di una storia ricca di sfumature tra disincanto e tenerezza, l’allegria emerge quasi da sola, così come la comicità, e anche una certa dose di nostalgia, forse anche di rabbia, per un mondo che non è poi andato così come doveva andare.