Liberazione di Pisa, Conti: "Proseguiamo la testimonianze di quei fatti perchè non accadano più"

Cerimonia per l'82° anniversario della liberazione della città. Presente anche il Console Usa a Firenze Joseph Tordella
Data:

02/09/2026

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Descrizione

Si sono svolte questa mattina le celebrazioni dell’82° anniversario della Liberazione di Pisa, organizzate dal Comune di Pisa con la partecipazione della Provincia di Pisa. La mattinata si è conclusa in piazza XX Settembre con la deposizione della corona di alloro alla lapide in ricordo dei caduti. A seguire, in Logge dei Banchi, la commemorazione ufficiale, con gli interventi del sindaco di Pisa Michele Conti, del presidente della Provincia di Pisa Massimiliano Angori, del console generale degli Stati Uniti d’America a Firenze Joseph Tordella e del presidente del Comitato provinciale ANPI di Pisa Bruno Possenti.

Nel pomeriggio, alle ore 18.30, in Logge di Banchi, il concerto della Società Filarmonica Pisana.

Intervento del sindaco di Pisa, Michele Conti

Questa mattina come istituzioni siamo stati a rendere omaggio alla memoria dei Sindaci che hanno avuto la responsabilità di guidare la città in quegli anni difficili, della Liberazione prima e della ricostruzione poi.

Un “pellegrinaggio di gratitudine”, in omaggio nei confronti di Italo Bargagna, Vittorio Galluzzi, Renato Pagni, Enrico Pistolesi. Cui si aggiunge il ricordo dell’allora arcivescovo di Pisa, Gabriele Vettori.

Il percorso prosegue poi con la Messa nella chiesa di Santa Caterina d’Alessandria e la deposizione della corona d’alloro nella Cappella dei Caduti.

Un itinerario che attraversa buona parte della città e che si conclude con la deposizione della corona di allora anche qui, nella facciata del palazzo Comunale, sotto la lapide ai caduti.

Un itinerario che nella sua interezza ci rivela come tutta la città venne coinvolta dai fatti di cui oggi celebriamo la fine.

Ogni quartiere venne interessato dal passaggio della guerra. Qualcuno più qualcuno meno, ma non vi fu via o piazza che non conobbero il dolore dei morti e dei feriti.

La guerra a partire dal 31 agosto 1943 era entrata in ogni casa, in ogni famiglia pisana.

Poi, il 2 settembre 1944 finalmente le truppe americane fecero il loro ingresso in città e, di fatto, posero fine a uno dei periodi più drammatici della storia della nostra città.

Quel 2 settembre, era un sabato, gli americani non vennero accolti e celebrati come si vede in tante immagini di repertorio da città che non avevano conosciuto la devastazione come Pisa.

Passarono l’Arno tra Caprona e Uliveto e proseguirono verso Pisa e arrivarono a liberare la città, dopo che da un mese e mezzo la popolazione stava attendendo il loro arrivo. Le truppe alleate, dopo le ingenti perdite subite, avevano, infatti, pensato di aggirare Pisa e dirigersi prima verso Firenze, spostando il fronte qualche chilometro più a Nord, lungo la Linea Gotica.

La ricorrenza storica segna la fine di un agosto drammatico per i Pisani, in cui protagonisti furono la fame, la paura, le cannonate, la morte.

Dal 31 agosto 1943, la città aveva subito 54 attacchi aerei da parte degli alleati. Dopo un anno era ormai svuotata, ferita, in lutto. Divisa. Non c’erano più i ponti che attraversavano il fiume né la linea ferroviaria. I palazzi dei Lungarni, e non solo, erano in gran parte crollati o ridotti a cumuli di macerie.

I feroci bombardamenti l’avevano resa irriconoscibile. Piegata. Migliaia furono i morti, tra donne, bambini, anziani. Civili inermi. Mentre in tantissimi preferirono abbandonare la città, sfollati nei paesi delle campagne, nella speranza di correre rischi minori.

I pisani, dopo anni, conobbero a proprie spese il dramma della guerra.

Da allora, la guerra non è stata mai più la stessa. E ha finito per coinvolgere sempre di più e in maniera indiscriminata anche i civili.

Sono passati oltre 80 anni da quei fatti. Come ripetiamo ogni anno, i testimoni di allora non ci sono quasi più a ricordarci con le loro parole il dramma. Tuttavia non possiamo e non vogliamo dimenticare.

Anche perché oggi altre guerre insanguinano altre città nel mondo. Altri conflitti che coinvolgono popoli inermi, civili, donne, anziani e bambini che non hanno nessuna colpa.

Al termine della Seconda Guerra mondiali le tante Nazioni del mondo coinvolte dissero “Mai più” e fondarono società internazionali con lo scopo di evitare e prevenire altri conflitti.

Nacquero le Nazioni Unite, nacque l’antenata della nostra Unione Europea.

Ma le armi purtroppo non hanno smesso di sparare.

Oggi, nelle cronache che arrivano dal Medio Oriente, dall’Ucraina, dall’Iran e da decine di altri posti nel mondo sembra che la pace si sia definitivamente arresa alla guerra come risoluzione delle controversie tra Stati e all’interno degli stessi.

Noi, siamo qui anche per questo. Per proseguire quella testimonianza che da 82 anni dice che dobbiamo fare tutti gli sforzi per convivere in pace. Che lo sviluppo economico, il benessere, la libertà di ognuno è frutto della pace.

Dobbiamo disincentivare l’uso delle armi come risolutori dei conflitti, ma non per questo dobbiamo rinunciare a difenderci.

Dobbiamo tutti essere consapevoli che una volta accesa la miccia bellica è molto difficile tornare al punto di partenza e risanare le ferite prodotte.

Dobbiamo invece tornare allo spirito post bellico che fece scegliere ai Paesi allora in lotta di preferire le reciproche convenzioni e il diritto all’uso delle armi, l’economia aperta al confronto duro tra Stati, gli accordi economici alle guerre commerciali.

Dovrebbe basarsi anche su questo, un rinnovato modo di convivenza tra i popoli e tra Nazioni. Oltre che sul rispetto del diritto internazionale che ha saputo in questi decenni garantire la pace in buona parte del pianeta.

Oggi siamo qui per ricordare la Liberazione di Pisa. Ma anche per rendere omaggio ai morti che quel confitto causò e a quanti dopo quei fatti si rimboccarono le maniche per ricostruire la città e con essa il futuro delle generazioni a seguire.

Oggi, siamo qui per fare tesoro di quella memoria collettiva e poter testimoniare l’orrore della guerra affinché certi fatti non accadano mai più. Nell’auspicio che presto anche in giro per il mondo possano festeggiare la liberazione dalla guerra e il ritorno alla pace. La sola che garantisce il valore più alto di tutti: il rispetto della persona e della dignità umana.

Ultimo aggiornamento

Ultimo aggiornamento: 02/09/2026 15:30

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