Ambito stilistico-culturale


La guidistica locale ha sempre assegnato l'opera a Giovanni Pisano : nell'800 si riteneva addirittura che il personaggio inginocchiato davanti alla Vergine fosse il noto scultore. Recenti studi, invece, hanno attribuito il tabernacolo a Lupo di Francesco , già presente nel cantiere del Camposanto nel 1299, col padre Cecco di Lupo, ma soprattutto a partire dal 1315 fino agli anni trenta, in qualità di capo delle maestranze . Dopo il ritorno a Siena di Tino di Camaino nel 1315, Lupo é lo scultore più quotato in città: é suo il progetto di ampliamento della chiesa di Santa Maria della Spina e quello della trasformazione a tre navate della chiesa di Santa Caterina ; si devono forse a lui i frammenti di pulpito smontato della chiesa di San Michele in Borgo , oggi al Museo Nazionale di San Matteo , e il Monumento di Bonifazio e Gherardo della Gherardesca , già nella chiesa di San Francesco e oggi parte in Camposanto e parte nel Museo Nazionale di San Matteo; sua è l'arca di Santa Eulalia nel Duomo di Barcellona; ed é a lui che l'Operaio del Duomo Giovanni Rossi affida i lavori del pulpito minore della Cattedrale (perduto), della base del cratere con scena bacchica posto sulle gradule del Duomo e, con ogni probabilità, anche del tabernacolo. Mentre mette mano al completamento della facciata meridionale del Camposanto, realizzando anche il nuovo ingresso orientale con gli angeli a bassorilievo inseriti alle estremità della lunetta, Lupo avrebbe innalzato anche il tabernacolo monumentale. Analogie compositive e lessicali con l'attività architettonica di Nicola Pisano e Giovanni Pisano, come l'idea della galleria attorno al Battistero , e con l'impianto del già citato Monumento Gherardesca, per la stessa definizione delle figure con proporzioni allungate e forme squadrate di influenza tinesca, fanno del tabernacolo un'opera di perfetta sintesi dei linguaggi artistici che hanno caratterizzato la città nel primo Trecento.