Didascalia Andrea di Iacopo d Ognabene
Documentato dal 1284 al 1316
Contestualizzazione Andrea di Iacopo d Ognabene è orafo pistoiese attivo in varie città della Toscana occidentale in particolare a Pistoia Pisa e in Diocesi di Lucca dalla fine del nono decennio del XIII secolo sino al 1320 circa La sua cultura artistica che dipende da varie fonti ed ambienti diversi risulta d alto livello qualitativo e all avanguardia fra le esperienze figurative toscane fra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo Campo di attività Notizie documentarie attestano l importanza che l artista in qualità di orafo ha rivestito nella sua città d origine Pistoia La professione di orafo risultava infatti di grande prestigio nel medioevo: ne è una prova il fatto che nel febbraio del 1293 Andrea fosse presente ad un importante atto politico del Comune di Pistoia; nel 1314 veniva invece chiamato a stimare un calice per conto dell Opera di San Giovanni Evangelista di Pistoia Oltre a produrre opere ex novo Andrea si è cimentato inoltre nel restauro e nella integrazione di opere già realizzate da altri e da lui stesso come nel caso del cosiddetto calice di San Atto rifatto nel 1287 in collaborazione con il fratello Tallino Formazione In mancanza di notizie documentarie l analisi stilistica consente di ricostruire il percorso formativo dell artista Significativa è al riguardo l analisi della sua prima opera certa il cosiddetto calice di San Atto rifatto nel 1287 assieme al fratello Tallino e oggi al Museo Capitolare di Pistoia In argento dorato e filigrana il calice evidenzia forti legami con la cultura orafa senese: da un lato per i rimandi a soluzioni tipiche dell oreficeria oltremontana in particolare mosana e renana della fine del XIII secolo; dall altro per la dichiarata adesione al nuovo linguaggio gotico e solenne di Nicola Pisano È per questo plausibile che Andrea si sia formato in area senese negli anni vicini al 1270: negli stessi anni cioè in cui Nicola approntava a Siena il pulpito del Duomo Il suo apprendistato poté forse avvenire presso l orafo Pace di Valentino cui era stato significativamente attribuito lo stesso calice pistoiese prima della scoperta dei documenti che ne garantiscono l autografia di Andrea e Tallino Alla frequentazione in ambito senese deve del resto essere fatta risalire anche la successiva esperienza della tecnica a smalto traslucido perfezionata da Guccio di Mannaia intorno al 1290 e condotta ad esiti di altissimo livello dallo stesso Andrea Contatti e opere La formazione in ambito senese è probabilmente responsabile dello stile aulico e solenne derivato dalla conoscenza dell oreficeria renana delle novità lessicali di Nicola Pisano e dall acquisizione di tecniche decorative bizantine che caratterizzano le opere più antiche di Andrea: il cosiddetto calice di San Atto del 1287 dove l artista impiega la filigrana come elemento decorativo principale; la tabula argentea con la Madonna Apostoli e angeli per l altare di San Jacopo (1287) primo nucleo di quello che oggi costituisce un grande altare argenteo realizzato in più fasi da orafi diversi nella cappella omonima nel Duomo di Pistoia che evidenzia forti legami con il classicismo di ambito nicolesco; le cinque placchette della cintola del Duomo di Pisa oggi al Museo dell Opera del Duomo che si distinguono per il forte plasticismo e per l eloquenza narrativa Queste ultime assieme all apostolo rifatto nel primo restauro della tabula argentea dell altare di San Jacopo del 1293 segnano la conclusione della prima attività di Andrea Nei primi venti anni del Trecento Andrea aderisce in modo più marcato al linguaggio gotico della coeva pittura e oreficeria senese e ai modelli offerti da Giovanni Pisano Decisivo è in questa fase l aggiornamento sulla messa a punto della nuova tecnica dello smalto traslucido : una tecnica talmente innovativa per i suoi cromatismi luminosi da spazzar via sul finire del duecento l oreficeria tradizionale decorata con filigrane e pietre incastonate che vede in Andrea uno dei primi e più significativi sostenitori Di tali novità testimoniano due figure di apostoli della tabula argentea restaurati nel 1314 ed il prezioso paliotto frontale dell altare di San Jacopo firmato nel 1316 con una solenne iscrizione: + AD HONOREM DEI ET BEATI JACOBI APOSTOLI ET DOMINI HERMANNI PISTORIENSIS EPISCOPI + HOC OPUS FACTUM FUIT TEMPORE POTENTIS VIRI DARDANI DE ACCIAIUOLIS VICARII PRO SERENISSIMO PRINCIPE DOMINO REGE ROBERTO IN CIVITATE PISTORII ET DISTRICTU ET TEMPORE SIMONIS FRANCISCI GUERCI ET BARTHOLOMEI DOMINI ASTE DOMINI LANFRANCHI OPERARIORUM OPERE BEATI JACOBI APOSTOLI SUB ANNO DOMINICE Nativitatis MCCCXVI INDITIONE XV DE MENSE DECEMBRIS PER ME ANDREAM JACOBI OGNABENIS AURIFICEM DE PISTORIO + OPERE FINITO REFERAMUS GRATHIE CHRISTO QUI ME FECISTI TIBI SIT BENEDITIO CHRISTI AMEN (In onore di Dio e del Beato Apostolo Giacomo e di Ermanno Vescovo di Pistoia + questa opera fu fatta al tempo del potente Dardano di Acciaolo vicario per l illustrissimo principe Re Roberto della città di Pistoia e del distretto e al tempo di Simone di Francesco Guerci e di Bartolomeo Lanfranchi operai dell Opera del Beato Apostolo Giacomo nell anno del Signore 1316 indizione 15 del mese di dicembre da me Andrea di Iacopo D Ognabene orafo di Pistoia + per l opera finita rendiamo Grazie a Cristo a te che mi hai creato sia la benedizione di Cristo) Il paliotto è composto da quindici formelle con storie della Vergine di Cristo e di San Jacopo con figure ampie e morbide dai panneggi fluenti e da grandi smalti traslucidi di vario formato Di notevole sensibilità si rivelano anche gli smalti del cosiddetto calice degli Umiliati eseguito per la chiesa di Santa Maria Maddalena degli Umiliati di Pistoia e oggi nel Museo Civico della città Anch esso firmato dall artista (ANDREA DE PISTORIO ME FECIT Andrea da Pistoia mi fece) esso è stato probabilmente eseguito subito dopo il paliotto Le opere della tarda maturità segnano il ritorno al solo sbalzo e l abbandono degli smalti Sono tutte realizzate nella diocesi di Lucca e mostrano l evolversi del linguaggio verso forme gotiche sempre più corsive La prima fra queste opere è la croce della chiesa di Convalle databile al 1317 Sembrano seguire la croce di Lucchio e quella di Santa Maria di Labiano databili intorno a 1320 che non sono unanimemente assegnate all artista Catalogo opere Opere documentate : calice di San Atto argento dorato e filigranato 1286
tabula argentea dell altare di San Jacopo raffigurante la Madonna in Trono con il Bambino e dodici apostoli attuale dossale dell altare argenteo di San Jacopo lamina argentea sbalzata e dorata Pistoia Duomo 1287 e 1293
due statue di apostoli della tabula argentea (rifacimento di quelle esistenti a causa di un furto) 1314 Pistoia Duomo; paliotto frontale dell altare di San Jacopo lamina argentea sbalzata e dorata e smalti traslucidi Pistoia Duomo 1316 (firmato e datato)
calice detto degli Umiliati per la chiesa di Santa Maria Maddalena degli Umiliati di Pistoia argento sbalzato e smalti traslucidi Pistoia Museo Civico 1317 (firmato)
Opere attribuite: placchette della cintola del Duomo Museo dell Opera del Duomo ultimo decennio del XIII secolo +++
croce di Convalle 1317 circa +++
croce di Lucchio 1317 circa +++
croce di Santa Maria Albiano 1320 circa +++ Riferimenti bibliografici C BARACCHINI Il maestro della croce di Convalle ed il fregio del Volto Santo in Il secolo di Castruccio Fonti e documenti per la storia lucchese catalogo della mostra Lucca 1983 Lucca 1983 p 164
L GAI L altare argenteo di San Jacopo nel Duomo di Pistoia Contributo alla storia dell 0reficeria gotica e rinascimentale italiana Torino 1984
A R MASETTI CALDERONI L altare argenteo di San Jacopo a Pistoia e altre opere di Andrea di Jacopo d Ognabene in Le rayonnement del art siennois du Trecento in Europe Atti del Convegno Avignon 1983 Paris 1990
L GAI s v Andrea di Jacopo d Ognabene in Enciclopedia dell arte medievale I Torino 1991 pp 610-612