Il contesto storico


Tra il IX e il X secolo il movimento espansionistico islamico nel Mediterraneo interessò anche l'Italia. Oltre a conquistare la Sicilia ed altre isole minori, gli arabi occuparono alcune città costiere strategicamente importanti come Bari e Taranto e giunsero addirittura a saccheggiare Roma. La stessa sorte toccò a Pisa, che per ben due volte, nel 1005 e nel 1012, subì l'attacco dei Saraceni. A tali assalti i Pisani reagirono in un primo momento con altre incursioni di rappresaglia, come nel 1006 a Messina, in seguito con vere e proprie azioni di guerra. Per tutto il secolo XI e nei primi decenni del XII i Pisani compirono una serie di spedizioni navali in Sardegna (1015-1016), in Sicilia (impresa di Palermo del 1064), sulle coste dell'Africa settentrionale (imprese di Bona del 1034 e di Al Mahdiya e Zawila del 1087) e nelle Baleari (1113-1115) per combattere i musulmani. Le vittorie riportate in queste spedizioni assicurarono alla città marinara toscana la supremazia sul Mediterraneo occidentale. In quanto cause dell'affermazione della potenza politico-militare di Pisa, tali gloriose imprese furono celebrate in opere letterarie , quali il Liber Maiolichinus e il Carmen in victoria Pisanorum, e in alcune epigrafi collocate sulle facciate del Duomo e della chiesa della Madonna dei Galletti . - Tuttavia, nonostante le azioni di guerra, già alla fine del X e nel corso dell'XI secolo Pisa ebbe modo di stabilire proficui scambi commerciali con alcuni paesi arabi. Le ceramiche usate come bacini per abbellire le chiese della città e i reperti rinvenuti in recenti scavi ne costituiscono una chiara testimonianza. Sicuramente, tali commerci avvenivano via mare attraverso il porto pisano . Fu soltanto a partire dal XII secolo, comunque, che Pisa stipulò veri e propri accordi commerciali e di pace con gli stati islamici dell'Africa settentrionale e della Spagna. Di tali rapporti sono testimoni i numerosi documenti, risalenti al XII, XIII e XIV secolo, in lingua araba conservati nel locale Archivio di Stato. In virtù di questi accordi, inoltre, anche i mercanti di Lucca, Firenze, Pistoia, Arezzo, Siena, Perugia e Bologna poterono liberamente commerciare con alcuni paesi musulmani, usufruendo dei privilegi e delle esenzioni concesse ai mercanti di Pisa. - Per poter svolgere le loro attività commerciali con maggiore sicurezza, i Pisani ottennero in concessione nelle principali città dell'Africa del nord (Tunisi, Bugia, Bona Tripoli ecc.) un fondaco. Quest'ultimo era una sorta di quartiere, delimitato da un muro di recinzione, all'interno del quale si trovavano, solitamente riunite attorno ad una piazza, le abitazioni per i mercanti, i notai, gli artigiani, i marinari, alcune botteghe, i magazzini per le merci, una chiesa, un forno, una loggia per le riunioni e un cimitero. Anche in territorio bizantino i Pisani si insediarono stabilmente: quartieri pisani sono infatti documentati a Costantinopoli, ad Almiro e a Salonicco. Generalmente all'interno del fondaco vivevano soltanto membri della comunità pisana, ma in alcuni casi, come ad esempio a Costantinopoli, erano presenti anche elementi della popolazione locale. - Del resto, anche Pisa agli inizi del XII secolo era popolata di stranieri, tanto da apparire una specie di nuova Babele agli occhi del monaco Donizone, il biografo della contessa Matilde di Canossa. E personaggi arabi sono attestati in città ancora nel XIV: risale a tale epoca, infatti, la lapide funeraria a mihrab di Abu Muhammad ben Ayan che fu seppellito nella chiesa di San Sisto .