Gli impasti I bacini impiegati per tale genere di decorazione risultano fabbricati con argille proprie dei differenti luoghi di produzione le quali hanno assunto durante la cottura colorazioni che variano dal rosso mattone al cuoio Alcuni esemplari a causa dell impasto molto ricco di silice sono di colore quasi bianco I rivestimenti vetrificati Sulle superfici dei recipienti sono presenti differenti tipi di rivestimento vetrificato Tali coperture contenenti insieme ad altre sostanze silici e composti alcalini in quantità variabili possono essere distinte in: vetrine piombifere smalti stanniferi o vetrine piombifero stannifere vetrine alcaline rivestimenti con ingobbi sotto vetrine piombifere Vetrine piombifere Sono rivestimenti trasparenti contenenti piombo incolori o colorati in giallo più o meno scuro ed in verde La loro trasparenza permetteva di eseguire l eventuale decorazione pittorica sotto la vetrina direttamente sulla superficie del biscotto Nel caso l argilla del recipiente avesse assunto durante la cottura una colorazione rosso mattone essa poteva essere schiarita in superficie in fase di prima cottura modificando l atmosfera del forno e/o con altri espedienti Risultato finale era il cosiddetto schiarimento superficiale E opportuno osservare che in alcuni casi nei quali la temperatura non ha raggiunto valori ottimali per una buona vetrificazione il rivestimento pur contenendo l opacizzante (stagno) si presenta opaco o semiopaco Lo stesso può avvenire per processi di devetrificazione verificatisi nei secoli Trattando dei bacini delle chiese di Pisa i rivestimenti sono stati analizzati con il metodo della fluorescenza a raggi x; per i bacini qui considerati non si è tenuto conto nella rilevazione della presenza o assenza del piombo o dello stagno dei fenomeni sopra menzionati Le vetrine piombifere si riscontrano sia su prodotti islamici (fine X - inizi XIII sec ) bizantini ( XII sec ) e su manufatti di fabbricazione italiana ( XII - XIV sec )

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Smalti stanniferi o vetrine piombifero stannifere Sono rivestimenti opachi bianchi o colorati prevalentemente in verde La loro opacità è dovuta alla presenza dello stagno Con tali coperture veniva mascherato più o meno completamente il colore dell argilla Le eventuali decorazioni pittoriche dovevano essere eseguite necessariamente sopra lo smalto Tali rivestimenti si riscontrano su prodotti di numerosi centri islamici (fine X - inizi XIII sec ) In Sicilia e in alcuni centri della penisola italiana tra i quali Pisa e Brindisi questa tecnica fu applicata solo a partire dai primi decenni del XIII secolo

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Vetrine alcaline Sono rivestimenti trasparenti incolori o colorati in blu ed in verde bluastro Nella loro composizione abbondano gli alcali (sodio e potassio) mentre mancano il piombo e lo stagno Data la loro trasparenza gli eventuali motivi ornamentali potevano essere eseguiti direttamente sul biscotto Tali rivestimenti si ritrovano prevalentemente su ceramiche di produzione islamica mediorientale ed egiziana caratterizzate da un impasto siliceo; a Pisa sono presenti su manufatti del XII e XIII secolo

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Rivestimenti con "ingobbi" sotto vetrine piombifere Il termine ingobbio indica uno strato di terra argillosa non vetrificabile e diversa da quella del corpo del recipiente che veniva stesa sulla sua superficie parzialmente essiccata prima di realizzare il biscotto Su tale strato potevano essere eseguite decorazioni dipinte e soprattutto graffite Queste ultime erano tracciate con punte più o meno fini o con altri utensili particolari (stecche) in maniera da asportare parti della copertura ad ingobbio e mettere allo scoperto fino anche ad inciderlo il corpo sottostante In questo modo si otteneva una decorazione di colore scuro su un fondo chiaro Il biscotto così decorato veniva poi ricoperto con vetrina piombifera incolore o colorata e sottoposto ad una seconda cottura Tale tecnica si riscontra su prodotti bizantini del XII secolo; in Occidente rimase sconosciuta fino alla fine del XII - inizio XIII secolo quando fu introdotta in qualche centro dell Italia del nord (Savona Venezia)

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Le decorazioni Le decorazioni delle ceramiche dotate di rivestimenti vetrificati potevano essere eseguite in vari modi: sulle ingobbiate i disegni erano tracciati come si è visto a graffito ; su quelle prive di ingobbio essi potevano essere invece incisi solcati o impressi con uno stampo sull impasto fresco prima della biscottatura oppure dipinti Per questi ultimi potevano essere impiegati uno due o tre colori I più comuni sono il verde e il bruno (ossidi di rame e di manganese) talvolta associati al giallo (ossido di antimonio o di ferro); il blu (ossido di cobalto) compare a partire dall ultimo quarto del XII su ceramiche di produzione islamica occidentale in particolare di Tunisi I modi di impiego dei rivestimenti vetrificati Le ceramiche prive di ingobbio prodotte in paesi del Mediterraneo occidentale possono diversificarsi inoltre per i modi di impiego dei rivestimenti vetrificati sulle loro superfici I casi possono essere i seguenti: le due superfici del bacino sono ricoperte da rivestimenti diversi (ad esempio smalto stannifero all interno e vetrina piombifera all esterno); oppure le due coperture sono di colore differente (ad esempio colorata quella interna incolore l altra) L uso di un duplice rivestimento è evidente anche con smalti stanniferi più ricchi o meno ricchi di stagno
entrambe le superfici del recipiente presentano lo stesso tipo di copertura (ad esempio vetrina piombifera oppure smalto stannifero sia all interno che all esterno)
soltanto la superficie interna del vaso ha una copertura vetrosa mentre quella esterna è priva di rivestimento Alcune tecniche particolari Tra i bacini presenti Pisa alcuni risultano realizzati con tecniche del tutto particolari Tra i diversi tipi si possono ricordare: le ceramiche a lustro metallico a cuerda seca e a boli gialli e fondo verde Ceramiche a lustro metallico Cosiddette per i particolari effetti della decorazione i quali erano ottenuti con un procedimento molto complesso I disegni erano tracciati dopo la seconda cottura sulla superficie rivestita di smalto stannifero con un pigmento contenente vari elementi tra i quali zolfo ossidi d argento e di rame Dopo essere stato dipinto il recipiente veniva sottoposto ad una terza cottura condotta a temperatura inferiore rispetto alla precedente ed in ambiente riducente cioè privo di aria In tale fase una pellicola metallica aderiva allo smalto formando decorazioni in tonalità ramate su un fondo prevalentemente bianco e in qualche caso verde azzurro In esemplari del XIV secolo tale tipo di decorazione può essere associata a motivi in blu eseguiti sul fondo smaltato prima della seconda cottura

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Ceramiche a cuerda seca I contorni del disegno erano tracciati sul biscotto con materiali grassi contenenti spesso anche manganese Gli spazi così delimitati erano poi riempiti con smalti stanniferi bianchi o colorati (in verde o in verde azzurro) e con vetrina piombifera gialla (o marrone) Durante la seconda cottura la componente organica bruciava mentre gli smalti e la vetrina vetrificavano

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Ceramiche a boli gialli e fondo verde Le due superfici del recipiente erano rivestite in gran parte con smalto stannifero o vetrina piombifera di colore verde Sulle parti della superficie interna del vaso non coperte da tali rivestimenti e quindi direttamente sul biscotto venivano eseguite delle fasce in smalto bianco con un motivo decorativo a catena in bruno Nelle maglie delle catene erano dipinti inoltre boli (perle) di colore giallo

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Alcuni tipi particolari di ceramiche Oltre ai termini di carattere tecnico con i quali sono distinti i diversi tipi di bacini esistono definizioni di altro genere in uso presso gli studiosi di ceramica che ugualmente servono ad indicare manufatti con specifiche caratteristiche comuni Per i bacini importati attestati a Pisa possono essere utilizzate ad esempio le seguenti definizioni:
Tipo Fayyum o Tipo Tebtunis - dal nome del luogo di produzione si usa per prodotti egiziani tecnicamente non omogenei ( smaltati o invetriati ) decorati con macchie in verde ed in bruno o in uno solo dei due colori
Tipo Gela - dal nome del luogo della cittadina siciliana in cui si realizzò il primo rinvenimento di recipienti aperti rivestiti internamente di smalto stannifero e decorati con più colori con aspetti morfologico e ornamentali particolari
Tipo Pula - dal nome del luogo del primo ritrovamento in Sardegna è usata in riferimento a ceramiche ispano-moresche del XIV secolo
Tipo Califfale - indica un tipo di ceramiche prodotte in Spagna durante il califfato Omayyade (929-1031) e per un certo periodo del regno dei Taifa (1031-1086) Sono caratterizzate da un differente rivestimento sulle superfici ( smalto stannifero all interno vetrina piombifera all esterno) e da una decorazione in verde e bruno
Maioliche arcaiche e protomaioliche - si usa per le produzioni smaltate italiane più antiche
Graffite arcaiche tirreniche - è utilizzata per ceramiche ingobbiate e graffite prodotte a Savona
Riferimenti bibliografici Per ulteriori informazioni sulle caratteristiche tecniche dei bacini pisani si rimanda a:
G Berti Pisa - Museo Nazionale di San Matteo Le ceramiche medievali e post-medievali Firenze 1997 e alla relativa selezionata bibliografia