La situazione geografica


La pianura alluvionale in cui sorge Pisa è compresa tra alcuni notevoli rilievi, a nord il Monte Pisano, a sud le Colline Pisane e i Monti Livornesi; è segnata dalle strisce boschive di San Rossore, Tombolo, Coltano ed è percorsa dai due principali fiumi, l'Arno e il Serchio, che sfociano ciascuno con proprio estuario nel Mar Tirreno. Il 'piano di Pisa' ha subito nelle varie epoche sostanziali trasformazioni, soprattutto per quanto attiene alla situazione idrografica, che si presenta di non semplice ricostruzione per le sue fasi più antiche. Originariamente la pianura era attraversata da tre principali corsi d'acqua: un complesso sistema idrografico che solcava il territorio con numerose anse e che in epoca antica terminava al mare con un ampio delta. Difficile ricostruire con precisione lo sviluppo di una situazione idrografica che nel corso delle epoche storiche ha determinato la conformazione del territorio e quindi anche quella dei principali insediamenti umani. Molteplici infatti sono state le variazioni di corso dei fiumi, in particolare quelle del complesso sistema sinteticamente identificabile con il Serchio. Probabilmente già in epoca preistorica a nord di Pisa scorreva un fiume, detto Aesar, poi Auser, che si gettava nell'Arno all'altezza di Vicopisano e Calcinaia, scendendo agevolmente nella depressione di Bientina, compresa tra il Monte Pisano e l'altopiano delle Cerbaie. In una seconda fase non esattamente individuabile (ma quasi certamente in epoca pre-romana), il percorso dell'Auser si spostò verso ovest, aprendosi un varco attraverso la stretta di Ripafratta; come confermerebbero le fonti antiche e le più recenti indagini cartografiche, da S.Giuliano l'Auser piegava verso sud e, passando per Pappiana e per Gello, finiva per gettarsi in Arno a valle di Pisa. Ciò è valido per tutta l'epoca romana, mentre fonti del XII attestano con sicurezza che l'Auser, passando per Albavola, si era guadagnato una foce autonoma a mare. Anche con questo secondo tracciato, tuttavia, nel medioevo l'Auser continuava a lambire la città a nord, a S.Zeno e in Catallo, presso l'attuale area del Duomo. Almeno in epoca medioevale (come attestano con sicurezza documenti dell'XI secolo) un braccio dell'Auser si era reso autonomo per volgersi decisamente verso nord-ovest: passando per Avane, raggiungeva il Tirreno in prossimità della stessa foce dell'Auser. Questo ramo fu dunque detto Serchio (da Auserculus, 'piccolo Auser'), termine che finì poi col designare l'intero fiume. I documenti, i toponimi e le indagini cartografiche attestano infine come al nuovo Serchio si affiancasse un altro corso d'acqua, ricordato come Tubra, anch'esso generato dalla biforcazione dell'Auser a Ripafratta, e come il Serchio proteso verso lo sbocco in mare più a nord del fiume principale. Un altro corso, probabilmente legato nel suo tratto suburbano all'Auser, interessava più da vicino la città di Pisa: proveniendo dal Monte Pisano, il fiume entrava in città all'altezza del monastero di San Zeno per gettarsi infine anch'esso nell'Arno. Chiamato Osoli, Ozzeri o semplicemente 'Fiume' in epoca medievale, questo corso attraverso i ripetuti interventi dell'uomo finì per diventare una sorta di canale artificiale (ed è oggi identificato infatti col canale Macinante): il suo andamento mutò quindi più volte durante i secoli e fu determinante per lo sviluppo urbanistico della città medievale. Da ricordare infine la presenza, tra Arno e Serchio, del cosiddetto Fiume Morto, ricordato con questo nome già nell'XI secolo, corso la cui nascita è legata alle variazioni di andamento del Serchio ed all'impaludamento di alcuni suoi bracci. E' importante ricordare che in epoca premoderna la linea di costa, dove nell'antichità sfociava l'Arno/Auser con un ampio delta, era nettamente arretrata, come rivelano anche le testimonianze letterarie di epoca romana. Queste variazioni geomorfologiche si verificarono, già in epoca storica, a causa del regime alluvionale dell'Arno, che trasportando incessantemente sabbie e argille col suo corso, era destinato ad ampliare sempre più le zone di terraferma verso la foce. Ugualmente determinanti furono anche le opere di bonifica condotte dall'uomo, soprattutto in epoca medievale e moderna, che portarono alla configurazione attuale della piana dell'Arno, quasi interamente artificiale nel suo tratto terminale, interessata da un vasto e complesso sistema di canalizzazioni.