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Cassazione: Sentenza nozione di flagranza

Con una importante sentenza del 2 marzo scorso la Cassazione è tornata a pronunciarsi sulla nozione di flagranza, richiamando il proprio orientamento. In particolare, secondo la Cassazione, la quasi flagranza di cui all’articolo 382 Codice di Procedura Penale, non va intesa “rigidamente”. Infatti la previsione di arresto di chi è «sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reto immediatamente prima» trova fondamento, nell’evidenza di un legame materiale della persona con il fatto, tale da autorizzare a ritenerne la sorpresa consecutiva alla commissione del reato, secondo l’economia del comportamento umano, e perciò inapprezzabile il tempo trascorso, alla luce di un criterio esclusivamente quantitativo. (Cassazione – Sezione Quinta Penale (cc), Sentenza 17 febbraio – 2 marzo 2005, n. 8039).


Oggetto:Pedofilia e malattia mentale

La pedofilia, come modifica dell'oggetto sessuale in direzione dei minori, pur presentando ordinariamente carattere di abitualità, ai fini penali non esclude né attenua la capacità di intendere e volere e, di conseguenza, la penale responsabilità per abusi sessuali contro i minori
Cassazione - Sezione Terza Penale
Sentenza 12 novembre 2003 n°43135/2003


Rifiuti: abbandono di materiali di risulta delle demolizioni

Corte di Cassazione, sez. III, 10 gennaio 2001, n. 133

La condotta di colui il quale, nel corso della esecuzione di lavori in economia di demolizione e ristrutturazione di un fabbricato, abbandoni su un piazzale adibito a parcheggio materiali di risulta delle demolizioni, procedendo all’avviamento in discarica del materiale depositato una sola volta nel corso di oltre un anno integra gli estremi del reato di cui all’art. 51, comma primo, del D.L.vo n. 22/97.


Indagini di iniziativa della PG

Cassazione Penale sez. VI del ) giugno 1999
Quando gli agenti di PG vengono a trovarsi in una situazione dagli inequivoci e oggettivi connotati di gravita e di urgenza, quale appunto può essere quella in cui taluno venga sorpreso nella flagranza di reato, legittimamente spiegano il loro pronto e diretto intervento per gli accertamenti necessari, anche attraverso perquisizioni e sequestri e non hanno alcun obbligo di illustrare, nel verbale redatto ex art. 357 c.p.p. l'eccezionalità del loro intervento ex art. 113 disp. att. c.p.p., essendo tale eccezionalità evidenziata correttamente dalla situazione operativa.


Violenza o minaccia ad un Pubblico Ufficiale - elemento oggettivo
Cassazione Penale sez. IV 1 giugno 1998

Per la configurabilità del reato di resistenza a Pubblico Ufficiale non è necessario che sia impedita, in concreto, la libertà di azione dello stesso, essendo sufficiente che si usi violenza o minaccia per opporsi al compimento di un atto di ufficio o di servizio, indipendentemente dall'esito positivo o negativo di tale azione e dall'effettivo verificarsi di un impedimento che ostacoli il compimento degli atti predetti. (Nella specie, nella quale il comportamento dell'imputato consisteva in una minaccia, la Cassazione ha affermato l'irrilevanza del fatto che il pubblico ufficiale si fosse sentito o meno minacciato). 


Attività di P.G. identificazione dell'indagato e delle persone informate
Cassazione Penale sez. IV 11 febbraio 1998

Le ricognizioni fotografiche ben possono avvenire, con indubbio valore ai fini della misura cautelare, su iniziativa della stessa P.G., come si evince dal fatto che questa deve adoperarsi (anche) per l'individuazione del colpevole e dalla locuzione "tra l'altro". contenuta nell'articolo 349 comma 2 del c.p.p., che dimostra come gli atti di assicurazione della prova ivi espressamente indicati non esauriscono i poteri di iniziativa della P.G.


Prove-Mezzi di ricerca-sequestri corpi reato

Cassazione Penale Sez. VI n° 337 del 5 marzo 1998
In tema di sequestro probatorio di cose costituenti corpo di  reato, non è necessario offrire la dimostrazione della necessità del sequestro in funzione dell'accertamento dei fatti, atteso che l'esigenza probatoria del "corpus delicti" è in "re ipsa", onde il decreto di sequestro è sempre legittimo quando abbia oggetto cose qualificabili come corpo di reato, essendo necessario e sufficiente, a tal fine, che risulti giustificata detta qualificazione.