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26 luglio 2012 – NUOVE PROVINCE- FILIPPESCHI SI ARRABBIA: “I GIOCHI NON SONO FATTI”
“Vedo che qualche ministro e qualche amministratore in ansia di protagonismo fanno confusione in modo poco accorto e responsabile. In generale, mi sembra che il governo abbia affrontato il grande tema della riforma dell’assetto istituzionale locale con molta approssimazione. Sono d’accordo con quanto ha detto chiaro l’assessore regionale Riccardo Nencini. Si va a tentoni, alimentando conservatorismi e localismi, non dando il senso al paese che si tratta di una grande occasione per prendere il meglio delle esperienze e rilanciare. Nel nostro caso, intanto non è neppure deciso che si tratti della provincia di Pisa e Livorno, perché la discussione è aperta anche verso le altre due province della Toscana costiera. Le competenze delle nuove province, infatti, sulle politiche dell’ambiente, sulle infrastrutture e la programmazione territoriale, si attagliano molto bene all’area vasta che abbiamo già sperimentato. Ho letto una dichiarazione intempestiva del presidente della provincia di Livorno Kutufà che parla di un’interpretazione del governo di una sua deliberazione riferita al Prefetto di Livorno. Voglio leggerla, questa interpretazione. A me non convince affatto avendo letto il comma della delibera e usando una logica elementare. Poi vedremo che deciderà il Parlamento. Non mi pare un modo saggio affrontare il percorso anticipando decisioni su punti delicati e alla cieca. C’è anche da capire che significa “capoluogo” per le nuove istituzioni. Sul perimetro dei nuovi enti intermedi dovrà pronunciarsi il Consiglio delle Autonomie Locali della Toscana, poi dirà la sua la Regione. Ricordo al presidente Kutufà che la Provincia di Pisa ha 417.782 abitanti, ed è dunque per questo prima nell’area vasta costiera e seconda in Toscana, ha una superficie di 2.444,38 Kmq e 39 comuni. Pisa, inoltre, ha già grandi servizi di dimensione metropolitana. Quella di Livorno ha 342.955 abitanti, una superficie di 1.211,38 Kmq e 20 comuni. Tutto consiglia di usare l’intelligenza, la giusta duttilità e il rispetto per le diverse istituzioni che sono chiamate a sedersi intorno ad un tavolo per costruire la nuova architettura. Naturalmente, il Parlamento sarà chiamato a valutare ciò che può apparire incongruo e, in generale, a definire criteri migliori di quelli fin ora elaborati che, non tanto per i futuri “capoluoghi”, quanto per i criteri costitutivi fondamentali fanno acqua da molte parti”.
Filed Under: Il governo della città


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