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19 giugno 2012 – Presentata in Regione la “Carta di Pisa”

Il pubblico amministratore non può accettare (“per sé, congiunti, familiari o affini”) regali – sopra la cifra massima di 100 euro all’anno – se offerti da impiegati della PA, concessionari, gestori di pubblici servizi, appaltatori e fornitori. Non può neppure accettare “alcun tipo di vantaggio o altra utilità” che sia riconducibile a prestazioni erogate. Lo prevede il punto 5 della “Carta di Pisa“, codice etico elaborato nella città toscana da “Avviso Pubblico“, presentato questa mattina – nella Presidenza di Regione Toscana – agli amministratori locali toscani come “primo tentativo di formulazione di una politica anticorruzione in base a un’istanza nata dal basso”.

L’input a predisporre il codice etico – si legge nella prefazione curata da Andrea Campinoti e Pierpaolo Romani, presidente e coordinatore nazionale dell’associazione chiamata “Avviso Pubblico” – è nato lo scorso anno sulla scia della campagna “Corrotti” che “Avviso Pubblico” ha condotto insieme a “Libera” raccogliendo un milione e mezzo di firme da consegnare al Capo dello Stato affinché sollecitasse il Parlamento “a emanare norme adeguate per prevenire e contrastare la corruzione”. Citati i principi costituzionali che vincolano qualunque politico titolare di cariche e incarichi pubblici al dovere di “servire la Comunità con diligenza, rettitudine e trasparenza”, il codice entra nel merito su trasparenza (anche patrimoniale) degli amministratori pubblici, obbligo di astensione nei casi previsti dalla legge, impegno a utilizzare le informazioni in modo da evitare indebiti vantaggi personali.

Oltre ai limiti in regali e utilità, si indicano obblighi in tema di lotta al clientelismo e si definiscono diverse situazioni riguardanti i conflitti di interesse sottolineando la necessità che l’amministratore (“anche qualora non vi sia un obbligo giuridico in tal senso”) renda pubblica la sua eventuale situazione in conflitto di interesse. Altri quattro punti riguardano il cumulo dei mandati politici (fra l’altro un amministratore deve “astenersi dall’assumere o esercitare cariche, professioni, mandati o incarichi che implichino un controllo sulle sue funzioni amministrative”), l’esercizio delle competenze discrezionali (l’amministratore “si astiene dall’attribuire a sé, ad altri soggetti od organizzazioni un indebito vantaggio personale, diretto o indiretto”); le pressioni indebite (con l’obbligo di astenersi “dal chiedere o dall’esigere, da concessionari o gestori di servizi pubblici, l’esecuzione di o l’astensione da qualsiasi atto da cui possa derivare un vantaggio personale diretto o indiretto”); le restrizioni successive all’incarico (divieto per l’amministratore pubblico, nei 5 anni successivi alla cessazione del mandato, di svolgere “attività lavorativa o professionale presso soggetti privati destinatari delle sue decisioni o attività”).

Dopo il capitolo sul finanziamento dell’attività politica (divieto di accettare ogni forma di finanziamento o sostegno irregolare o non dichiarato sia diretto che indiretto, obbligo di rendere pubbliche ogni anno tutte le fonti di finanziamento politico, astensione dal ricevere finanziamenti e sostegni da concessionari o gestori e da privati legati all’amministrazione con rapporti contrattuali), si dettano regole sul comportamento di ogni amministratore (fra queste: “evitare toni e linguaggio che sottintendano messaggi di aggressività e di prevaricazione” ma anche “respingere qualsiasi pressione indebita rendendola pubblica ed eventualmente avviando azione penale“).

Obbligo, almeno annuale, di render conto su come si è rispettato il codice e obbligo di rispondere (“diligentemente”) a qualsiasi (“ragionevole”) richiesta dei cittadini. L’amministratore deve inoltre “opporsi” al reclutamento del personale “basato su principi che non siano il riconoscimento dei meriti e delle competenze professionali” e “ridurre allo stretto necessario” il ricorso a consulenti esterni e a collaboratori di staff politico. Ogni nomina va condizionata alla preliminare adesione, al codice etico, dei soggetti da nominare. Se le nomine richiedano competenze tecniche, l’amministratore ha l’obbligo di effettuarle “a seguito di un bando di valutazione comparativa dei candidati”. Due ultimi punti: i rapporti con i media (l’amministratore deve rispondere “in maniera diligente, sincera e completa” alle domande dei giornalisti ma anche incoraggiare la diffusione di notizie); i rapporti con l’autorità giudiziaria in presenza di indagini (l’amministratore deve assicurare “la massima collaborazione fornendo, anche se non richiesta, tutta la documentazione e le informazioni utili alle attività degli inquirenti”). Se rinviato a giudizio per corruzione, concussione e altri reati gravi, l’amministratore si impegna a dimettersi. Se ad essere rinviati sono dipendenti, l’amministratore ha l’obbligo di promuovere la costituzione di parte civile dell’amministrazione in quel processo. Un articolo, l’ultimo, riguarda le sanzioni in caso di inadempimento.

Premessi i dati (“impressionanti e inaccettabili”) su mafie e corruzioni (“minaccia seria, concreta e attuale per la democrazia italiana”) con le stime dei costi economici della illegalità mafiosa, della corruzione, dell’evasione fiscale (rispettivamente 150 miliardi, 60 miliardi, 120 miliardi di euro all’anno per un totale di 330 miliardi annui), la presentazione della “Carta di Pisa” precisa che il documento non va considerato né rigido né immodificabile. Si tratta, infatti, di un “duttile strumento di riferimento dal quale ogni ente potrà attingere per cercare di agire concretamente sul versante della prevenzione delle nuove e più insidiose forme di corruzione”. Quattro le modalità previste per l’adozione della “Carta”: mediante atto del sindaco (presidente di Provincia o di Regione), mediante delibera di Giunta, mediante delibera di Consiglio; mediante sottoscrizione volontaria del singolo amministratore.

La presentazione è avvenuta questa mattina nella sala Pegaso di Palazzo Strozzi Sacrati con il coordinamento di Stella Targetti, vicepresidente di Regione Toscana. “E’ una Carta indubbiamente sfidante – ha detto – e per molti aspetti più avanzata rispetto alle norme previste nel ddl anticorruzione: un segnale importante per restituire dignità alla politica”. Targetti ha annunciato che Regione Toscana sta pensando di adottarla (“Spero facciano altrettanto anche molte amministrazioni locali”) precisando peraltro che, in Toscana, già esistono norme regionali contenenti aspetti oggi disciplinati dalla Carta (“Non mancano però, nella Carta, elementi originali” come le norme anti-clientelismo, quelle sul finanziamento alla politica, i divieti nel quinquennio successivo alla fine del mandato, la possibilità di rinunciare, se imputati, al diritto di difesa).

Alla presentazione della Carta – illustrata da Alberto Vannucci docente all’Università di Pisa e dal vicepresidente di Avviso Pubblico Gabriele Santoni – è intervenuto anche il sindaco di Pisa Marco Filippeschi. La città della torre pendente è la prima, in Toscana, ad aver adottato il codice etico (“così – ha detto il sindaco – si prende la distanza dal cinismo del potere che inquina la democrazia alla radice”). Per adesso Pisa è stata imitata solo da Certaldo e dalla Provincia di Pisa, ma sono diverse le amministrazioni che risultano interessate.

(Comunicato ufficiale della Regione Toscana)


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