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Chiesa di San Vito

 La chiesa ricordata a partire dal 1051 e secondo la tradizione vi mor San Ranieri nel 1160; per questa ragione dedicata ai Santi Vito e Ranieri, anche se continua ad essere chiamata semplicemente "chiesa di San Vito". Nel 1069 i Benedettini vi eressero accanto un monastero. Nel 1406 la chiesa e il convento passarono alle monache di Santa Chiara. Nel 1765 la chiesa fu unita alla parrocchia di Santa Lucia dei Ricucchi.
Danneggiata durante l’assedio fiorentino del Cinquecento, fu poi completamente trasformata nel 1786 e fu ricostruita a partire dall’anno successivo. Fu distrutta quasi completamente durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale e ricostruita in forme analoghe a quelle settecentesche. A causa degli eventi bellici numerose opere sono andate perdute, fra le quali due quadri di Ranieri Borghetti del 1635, un quadro del Tempesti raffigurante Sant’Orsola, e un dipinto raffigurante La Vergine, San Giuseppe e San Vito attribuito alla scuola di Andrea del Sarto. Furono distrutti anche gli arredi lignei e il soffitto ligneo seicentesco decorato da numerosi dipinti della cerchia di Ventura Salimbeni.
La facciata rettangolare e intonacata, articolata in un portale che ha sopra un timpano circolare. Le pareti laterali sono addossate agli edifici adiacenti. Sul retro si trova il campanile, sormontato da una piccola cupola, costruito nel 1793 su progetto di Roberto Bombicci.
L’interno ad un’unica navata e, dopo la ricostruzione post-bellica, non vi rimasto quasi pi niente delle decorazioni e degli arredi settecenteschi.
Sulla parete di fondo si trova il dipinto di Aurelio Lomi Il riposo dalla fuga in Egitto, qui trasportato nel 1960. Sul pavimento si trova ancora una lapide trecentesca della famiglia Scacceri.

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