Quella di Pisa è la più antica cerchia conservata in Italia nella sua quasi totalità.Racchiude
il centro storico come una specie di scrigno pietroso, dai colori che variano a seconda
della luce. I conci prendono e restituiscono in una miriade di variazioni cromatiche i
colori nivei dei marmi, i rossi dei mattoni, i gialli e i bruni degli intonaci degli
edifici che custodisce.
|
 |
E sempre affascinante pensare che dietro
la cortina si erge da strade oggi trafficate, grovigli di automobili, stridenti luci al
neon, rumorosi parcheggi e in qualche raro caso da strisce derba, si svolga una vita
privata del cuore della città e si snodi, operoso, il fluire della gente tra le strade e
stradine. Queste talvolta si aggrovigliano risparmiando la loro fisionomia medievale e
confluiscano, in movimenti ora più lenti ora serrati verso il corso lento e sempre uguale
a se stesso del fiume, vera boccata daria, spazio di cielo aperto, quasi una
punteggiatura perenne della viabilità della città. Da fuori, dai merli squadrati, si
intravedono soltanto le cime dei campanili; sembra quasi udire il respiro degli alberi
frondosi dei giardini nascosti. |
|
Le piante di capperi piovono come
minuscoli salici piangenti dalla superficie compatta e rugosa della cortina muraria, si
insinuano tra i conci di materiali diversi, nei solchi lasciati da ombre di aperture
accecate, di porte oggi murate e che non conducono da nessuna parte, nascondono le
feritoie dalle quali nessuna sentinella si sporge guardinga.
La costruzione delle mura fu lunga; durò infatti circa due secoli. Iniziate intorno al
1155 seguendo a nord il corso del fiume Auser si completò con la costruzione della
cortina in muratura che doveva proteggere la parte sud della città. Chinzica infatti ebbe
una protezione fatta di legno che non era ancora terminata nel 1286.
Quello che cinge il quartiere di San Francesco è un tratto di mura conservato quasi
integralmente.
I fiorentini che occuparono stabilmente Pisa nel 1406 dopo lunghe ed estenuanti lotte per
ottenere un ghiotto avamposto sul mare, costruirono, alla metà del Quattrocento e, pare,
su disegno del Brunelleschi, il bastione in prossimità della Porta del Parlascio chiusa
durante i lavori di ristrutturazione quattro-cinquecenteschi e sostituita dalla Porta a
Lucca, di cui oggi rimangono soltanto resti, ma che doveva addossarsi a una serie di
strutture difensive esistenti già nel secolo XII. Essa rimane a testimoniare la
preoccupazione perenne dei nuovi dominatori nel controllare avanzate nemiche e allo stesso
tempo rivolte che potevano sempre scoppiare allinterno della cinta muraria. |
 |
 |
| Porta S.Zeno |
Porta Calcesana |
|
| La porta di San Zeno fu aperta
subito dopo la costruzione delle mura, e laltra porta, quella Calcesana lasciava
scorrere sotto di sé una delle più importanti vie di comunicazione con
lentroterra: la strada più antica che conduceva a Lucca. La porzione di mura che va
fino alla porta calcesana, ad est della cinta, doveva servire a proteggere una delle parti
più indifese della città. Unaltra porta, quella di Spina dAlba che si apriva
in prossimità del Ponte alla Fortezza, e che risaliva al XII secolo, oggi non esiste
più. |
|
|
|
|
|
|