| Chiesa di Santa Caterina |
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La chiesa di Santa Caterina d'Alessandria si
ritiene fondata nel 1220 dal domenicano Uguccione Sardo, anche se una chiesa di Santa
Caterina è già menzionata in un documento del 1211.
La chiesa divenne poi conventuale dei Domenicani e fu ampliata fino alle dimensioni
odierne.L'edificio fu concluso intorno al 1261, tranne la facciata che è databile al XIV
secolo.
Nel 1784, dopo il provvedimento di soppressione degli ordini religiosi emanato dal
Granduca Leopoldo di Toscana, la chiesa divenne parrocchia. |
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Nel corso degli anni l'edificio ha subito
numerosi interventi di ristrutturazione che ne hanno modificato la struttura originaria.
Il primo intervento fu un restauro in seguito all'incendio che nel 1651 devastò
l'edificio e ne distrusse gran parte degli arredi. Successivamente furono costruiti gli
altari laterali. L'ultimo intervento di ristrutturazione risale agli anni tra il 1921 e il
'27 con la riduzione degli altari della navata da nove a quattro; significativo, durante
questo intervento, fu l'apporto di Oreste Zocchi. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, furono
eseguiti altri restauri.
Per quel che riguarda l'esterno, la facciata è a capanna in marmi bianchi e grigi ed è
costituita da tre arcate cieche sormontate da un doppio ordine di logge archiacute.
Il rivestimento marmoreo fu terminato intorno al 1326 ed è attribuito da alcuni a
Bartolomeo da Cantone, da altri a fra' Guglielmo o alla taglia di Giovanni di Simone.
Il campanile è in cotto ed è attribuito a Giovanni di Simone, databile alla seconda
metà del XIII secolo. La cuspide terminale fu distrutta da un fulmine nel 1860 e
ricostruita nel 1930. |
L'interno è a navata unica con transetto. Il
coro è a pianta quadrata ed è affiancato da quattro cappelle terminali e da una
navatella eseguita da Lupo di Francesco intorno al 1336 nell'ambito di un progetto che
mirava a trasformare l'edificio in una chiesa a tre navate poi interrotto, forse a causa
della peste, nel 1348.
Il tetto, ricostruito dopo la Seconda Guerra Mondiale, è a capriate.
Il fonte battesimale è del 1968 e fu eseguito da Alvio Vaglini. Le vetrate istoriate
della navata e delle cappelle sono state realizzate intorno al 1924 e restaurate dai danni
subiti durante la guerra nel 1948-'49.
Lungo la parete sinistra, al primo altare, che è del 1655, si trova il dipinto di
Raffaello Vanni Santa Caterina che riceve le stimmate. |
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Dopo di esso è collocato il moumento funebre
dell'Arcivescovo Saltarelli scolpito da Andrea e Nino Pisani dopo il 1342. Danneggiato
dall'incendio del 1650, fu collocato nell'attuale ubicazione nel 1927. Il secondo altare
è del 1670 e contiene il dipinto di Pietro Dandini La predicazione di San Vincenzo
Ferreri risalente alla metà del XVII secolo. Dopo questo si trova una tavola con il Trionfo
di San Tommaso eseguito da Lippo Memmi e Francesco Traini intorno al 1323.
Nel braccio sinistro del transetto si trovano decorazioni eseguite nel 1923-'24. Nei
pressi della prima cappella si trova il quadro di Bartolomeo della Porta e Mariotto
Albertinelli raffigurante la Madonna col Bambino e i S.S. Pietro e Paolo del
1511. Nella prima cappella si trovano i dipinti raffiguranti la Flagellazione di
Cristo eseguito dal Daviddi nel 1924 e la Crocifissione di autore ignoto del
Trecento.
Nella seconda cappella l'altare è costituito dal sarcofago trecentesco di Falcone da
Calcinaia sormontato da una tavola raffigurante San Domenico eseguito nel 1923 da
Francesco Manetti che è una copia di un dipinto del Traini che si trovava in chiesa e che
oggi è conservato nel Museo Nazionale di San Matteo.
Per quel che riguarda la cappella maggiore, ai lati dell'ingresso si trovano due statue
raffiguranti L'Annunciazione di Nino Pisano. Sotto all'altare maggiore, eseguito nel 1923,
è collocato il sarcofago del beato Fra Giordano da Rivalto, morto nel 1311. Il sarcofago
è trecentesco, ma il coperchio fu realizzato nel 1924 dallo Zocchi.
Nel braccio destro del transetto, nella prima cappella l'altare è in stile
quattrocentesco realizzato dallo Zocchi, sempre nel quadro dei lavori di restauro degli
anni Venti del Novecento, utilizzando frammenti originali ed altri di sostituzione. Sopra
di esso si trova un dossale marmoreo con la Madonna e i S.S. Girolamo e Domenico
attribuito a Matteo Cividali realizzato alla fine del XV secolo.
Nella navatella destra si trova una cattedra lignea del Seicento che contiene a sua volta
un'altra cattedra che secondo la tradizione fu usata da San Tommaso d'Aquino durante le
sue prediche nel convento pisano. La volta presenta decorazioni neogotiche realizzate nel
1924 da Colombo Chierici. Le due monofore furono restaurate su disegno dello Zocchi.
Dalla navata si accede alla cappella dei Caduti di origine trecentesca. L'altare è del
1307 ed è formato dal monumento sepolcrale della famiglia Pallavicini, già collocato
sulle pareti esterne della chiesa, che fu trasformato in mensa d'altare dallo Zocchi negli
anni Trenta. Dietro ad esso si trova una Pietà di Santi di Tito e sulla parete contigua
un grande Crocifisso ligneo di Giuseppe Giacobi databile agli inizi del XVIII secolo.
Sulla parete destra, la prima tela è di Aurelio Lomi raffigurante Il martirio di
Santa Caterina, eseguita tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento.
L'altare successivo contiene un dipinto di Cesare Varchesi raffigurante San Raimondo
che resuscita un morto che risale alla seconda metà del XVII secolo. Subito dopo è
situato il sepolcro di Gherardo di Bartolomeo di Simone Compagno databile intorno al 1419.
L'ultimo altare contiene un dipinto di autore ignoto del tardo Seicento raffigurante Santa
Rosa da Lima.
Nella sacrestia si trovano quattro tele raffiguranti gli Evangelisti di Giovanni Checchi
della fine del XVIII secolo e una serie di tele con la Via Crucis di autore ignoto del
Settecento.
Numerose le opere che sono state trasferite altrove. Alcuni dipinti di Giovanni Battista
Tempesti, Domenico Gabbiani e Girolamo Scaglia, che un tempo si trovavano sugli altari
soppressi della chiesa, sono conservati nel seminario arcivescovile. Nel Museo Nazionale
di San Matteo si trovano un polittico di Simone Martini e un altro di Francesco Traini che
provengono da questa chiesa; a Venezia, nella Collezione Cini, si trova la tavola di
Francesco Neri da Volterra raffigurante San Paolo in trono. L'alzata dell'altare
maggiore fu donata alla chiesa di Sant'Andrea in Pescaiola, sulla cui facciata venne
applicata nel 1922. Numerose altre opere sono andate perdute nel corso degli anni, fra le
quali gli affreschi eseguiti da Turino Vanni nel 1444, due tavole di Benozzo Gozzoli ed un
dipinto di Domenico Manetti del XVII secolo raffigurante San Domenico. |
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