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Giuseppe Viviani, nato ad Agnano di Pisa il 18/12/1898, vissuto a Marina di Pisa e morto il 16/01/1965, fu un insigne artista. Le sue opere riflettono spesso fatti ed episodi della vita coloratissima e molteplice del litorale pisano. Ha vinto numerosi premi e si è dedicato soprattutto all'incisione, specializzandosi nella puntasecca e nell'acquaforte.
Per attuare le sue volontà, il corpo di Viviani fu seppellito con la "doppietta" che egli aveva sempre portato con sè nelle battute di caccia, e le lastre originali delle sue stupende opere furono gettate al largo nel mare di Marina di Pisa.
Viviani raggiunse la fama soltanto nel dopoguerra, quando nel 1948 i Fiorentini lo vollero docente di incisione nella loro Accademia. Viviani occupò quella cattedra che già era stata di un altro grande pittore, Giovanni Fattori.

Da quel momento furono sempre più frequenti gli inviti alle mostre, alle Biennali e alle Quadriennali, nonchè la sua partecipazione a concorsi internazionali di incisione.
Nel 1960 la città di Pisa organizzò una grande mostra delle sue opere e nello stesso tempo offrì al pittore la nomina "di cittadino benemerito pisano".
Prima del 1948 la vita di Viviani era stata difficile ed aspra.
Nel 1900, quando egli aveva appena due anni, morì suo padre, per cui egli dovette trasferirsi insieme alla madre dal nonno, un ortopedico abbastanza burbero, ma gran lavoratore. Forse è da ricercare proprio qui il senso della presenza in molte delle sue litografie di arti finti, di gambe artificiali, lasciate abbandonate sulla spiaggia, ......
Verso il 1920 lavorò presso una ditta che recuperava marmi nei fondali di Marina, poi, a causa di un amore, si ritrovò a fare il trapezista in un circo equestre.

Fino alla seconda guerra mondiale, dovette alternare alla sua arte lavori comuni, come il venditore di cannoni di latta per bambini, il pescatore, il cacciatore e l'assicuratore.
Nel secondo dopoguerra ebbe successo, e le sue incisioni raggiunsero quotazioni altissime; furono addirittura maggiori a quelle di Picasso. Viviani potè allora "respirare" e prendersi un po' di quelle soddisfazioni che gli erano state negate in gioventù: cominciò a circolare per Pisa con un'enorme fuoriserie che egli stesso chiamava "il mio armadione estero"; si recava spesso a caccia fornito di stupendi fucili e seguito da mute di segugi, che egli renderà immortali nelle opere.
Il suo messaggio artistico è molto chiaro: tutto ciò che egli rappresenta, sia il venditore ambulante, sia la bicicletta, sia i gabbiani, siano le calle o i mughetti, ecc... è rappresentazione malinconica e decadente della realtà, simbolo dell'esistenza e dell'amore per essa.

Le linee che disegnano le forme delle cose e dei personaggi, scorrono fluidamente senza interruzioni, senza intoppi e questo modo di disegnare è stato a volte considerato come modo "semplice, elementare, primitivo" di approccio verso la rappresentazione artistica del reale e del soggettivo. Spesso infatti, Viviani è stato considerato un pittore naif, cioè un semplice, un dilettante, un seguace del doganiere Rousseau. Invece nelle opere di Viviani si ritrovano in sintesi le tracce pittoriche che dal duecento pisano, attraverso il movimento dei macchiaioli, arriva fino ai contemporanei.
 
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