Che cosa è il Piano Strategico

(tratto dall'intervista rilasciata alla rivista LOCUS dal Sindaco del Comune di Pisa, Paolo Fontanelli)

La questione del Piano strategico ha formalmente avuto inizio nella prima parte del 2005, quando è stato ufficializzato il Comitato Promotore del piano strategico, un organismo di trentacinque componenti che riunisce le principali istituzioni, organizzazioni, associazioni ed enti in cui si articola la società pisana: dall'università al CNR, dall'Azienda ospedaliera alla Camera di Commercio, dalle associazioni dei lavoratori a quelle degli imprenditori, dalla Provincia di Pisa ai Comuni dell'hinterland pisano e così via. Ma è entrata nel vivo soltanto agli inizi del 2006, quando lo stesso Comitato Promotore ha votato il Gruppo Tecnico di programmazione e nominato il suo responsabile. 

Molti si chiedono cosa sia il Piano strategico alla cui progettazione si sta lavorando con buona lena, qui a Pisa, per chiudere la partita, se così si può dire, entro l'estate del 2007. Credo ci siano, in proposito, tante formulazioni quanti sono i Piani strategici già ideati, o in via di ideazione o di attuazione, in vari parti del mondo e in alcuni grandi Comuni italiani. Ma perché disputare su una questione in fin dei conti nominalistica? Mi interessa di più la sostanza e la sostanza riguarda prima di tutto gli obiettivi che ci hanno spinto alla scelta del Piano strategico. Schematicamente credo si possano articolare questi obiettivi, almeno ripeto per quel che ci riguarda, in quattro punti:

a) creare un quadro di riferimento programmatico capace di sopravanzare la durata ordinaria di una consiliatura e pure di un sindaco (massimo due mandati) e di proiettarsi più saldamente in un futuro di almeno medio periodo; 

b) mettere ordine, ricucire e coordinare in uno schema unitario gli elementi di programmazione e le scelte fin qui fatte dall'amministrazione comunale, che sono molte e alcune di grande "momento" (si pensi anche soltanto allo spostamento a Cisanello del Santa Chiara e alle trasformazioni che esso apre nel cuore stesso della città); 

c) aggregare attorno a questo quadro volontà politiche e amministrative che vanno al di là del comune di Pisa, nella convinzione che Pisa non può essere pensata all'interno dei suoi stretti confini amministrativi, così come non possono essere pensati ciascuno per proprio conto i Comuni dell'Area Pisana; 

d) stimolare, per quanto e come è possibile, una serie di potenziali attori (forze imprenditoriali, culturali e sociali, istituzionali ecc.) a misurarsi col Piano e a intervenire attivamente nella sua realizzazione. Un intervento che dovrebbe essere agevolato da un'idea più chiara e convincente di sviluppo di Pisa e del territorio pisano.

Gli obiettivi testé precisati potranno essere raggiunti tutti o soltanto in parte, in una proporzione massima o media o perfino insoddisfacente, il Piano strategico da solo non farà miracoli, questo è chiaro. Il Piano strategico andrà accompagnato dalla politica, dall'azione amministrativa, perché il rischio di questo come di altri strumenti è pur sempre quello di restare per così dire sulla carta se poi non c'è la necessaria convinzione di servirsene. Ecco, appunto, mi piace pensare al Piano strategico come a uno strumento che può contribuire, e contribuire fortemente, a collocare il nostro Comune in una dimensione più tecnica e manageriale, più moderna in certo qual senso, in cui l'azione amministrativa risulti meglio indirizzata e più verificabile e in quanto tale più efficace di quanto non sia adesso.