Contesto


La Bibbia costituisce uno dei più importanti manoscritti toscani ancora conservati. Essa, peraltro, si distingue per il fatto di essere datata con esattezza e perché fornisce eloquenti indicazioni circa i modi della sua realizzazione. La Bibbia nasce infatti, probabilmente, dalla stretta e ben coordinata collaborazione fra illustratori, amanuensi e calligrafi, che impiegarono inchiostri di vari colori, impasti cromatici di diverse tonalità, oro in pasta e foglia. Forse proprio a ciò si deve se nella lunga memoria relativa alla committenza della Bibbia, - documento rarissimo e fondamentale - compaiono non solo i nomi di coloro che destinarono contributi di varia entità all'impresa, bensì anche quelli dello scriptor, Alberto da Volterra, di Adalberto, scriptor de licteris maioribus de auro et de colore e di Andrea autore di altre lictere, quindi di un Viviano, che ricevette il compenso più elevato e, infine, di un altro artefice, Caloianni; questi ultimi due sono probabilmente miniatori, giacché a Viviano è assegnato il titolo di magister. Si tratta, evidentemente, di amanuensi e miniatori di spiccata professionalità, laici e itineranti. Il programma decorativo-illustrativo appare del resto omogeneo - certo da attribuirsi ad un'unica mente organizzatrice- , mentre l'intervento di collaboratori si rivela rigorosamente disciplinato. Così, nonostante sia possibile individuare alcune differenze di qualità tra le lettere, è difficile individuare una netta differenziazione di mani. Le decorazioni appaiono, anzi, sempre di altissimo livello e danno la sensazione di essere state eseguite in modo originale rispetto ad altri manoscritti con questo tipo di iniziali.