Didascalia Autore: Scultore romano del II secolo d C
Opera: Sarcofago con raffigurazione del mito di Fedra e di Ippolito
Materia e tecnica: Marmo scolpito
Misure: Coperchio: cm 258X12; cassa: cm 240x104x60
Datazione: 180 d C circa
Provenienza: Dalla parete meridionale del coro del Duomo
Collocazione attuale: Camposanto Monumentale
Vicende esterne Nel sarcofago antico con la raffigurazione del mito di Fedra e di Ippolito ora conservato in Camposanto fu sepolta nel 1076 come attesta una lapide moderna (forse copia di una iscrizione originale) posta al di sotto di esso la marchesa Beatrice di Toscana madre di Matilde di Canossa In un primo momento è probabile che il sarcofago fosse stato collocato provvisoriamente all interno della vecchia cattedrale di Santa Maria dal momento che a tale data la nuova era sicuramente ancora in costruzione Non sappiamo quando esso fu esposto all esterno del nuovo Duomo ma è certo comunque che vi si trovava agli inizi del Trecento Nel 1303 infatti come testimonia un iscrizione tuttora visibile sulla parete esterna meridionale del coro la sepoltura fu trasferita all interno dell edificio a causa dei lavori che allora si effettuavano per la sistemazione delle gradule Al temine di tali lavori il sarcofago fu collocato sulla suddetta parete esterna su due mensole poste a circa un metro e mezzo da terra; da lì fu tolto di nuovo nel 1810 e portato in Camposanto dove entrò a far parte della collezione di sculture antiche e medievali ivi allestita da Carlo Lasinio Descrizione Il sarcofago è a cassa rettangolare con coperchio a cornice sagomata e sporgente Sulla fronte sono raffigurate due scene del mito di Fedra e Ippolito divise da un pilastro scanalato: a sinistra Fedra seduta su un seggio con accanto una vecchia nutrice guarda verso Ippolito che appare in piedi al centro della scena; a destra è raffigurata invece una scena di caccia al cinghiale nella quale compare Artemide protettrice di Ippolito Sui lati brevi sono presenti efebi e pastori con animali Contesto La sepoltura di Beatrice e quella di Buscheto visibile sulla facciata del Duomo sono i più antichi e illustri casi documentati di reimpiego di sarcofagi antichi in rapporto all edificio ma molti altri ne seguirono come testimoniano i numerosi esemplari ora conservati in Camposanto e le più di quaranta iscrizioni relative a personaggi di spicco della società pisana del XII e XIII secolo presenti sulle sue murature esterne I sarcofagi antichi furono considerati ben presto infatti come la forma più onorevole di sepoltura e pertanto divennero oggetto di un vero e proprio commercio Non è questa comunque la sola ragione della particolare diffusione a Pisa di tali reimpieghi durante il Medioevo L origine romana della maggior parte degli esemplari conservati se da un lato trova spiegazione nella necessità di far fronte alle richieste di questi preziosi materiali dall altro è indicativa dell esistenza di un preciso programma politico di recupero e di ostentazione dei legami con l antica Roma Non meno importante è il ruolo di modello svolto dal sarcofago di Beatrice in epoca medievale; ad esso si ispirò infatti Nicola Pisano per la realizzazione di alcune figure del pulpito del Battistero Ambito stilistico-culturale e datazione Il sarcofago è un prodotto della migliore tradizione artigianale adrianea-antonina ed è databile al 180 d C Riferimenti bibliografici Per maggiori approfondimenti si rimanda a Tedeschi Grisanti in Il Duomo di Pisa a cura di A Peroni Modena 1995 3 voll vol saggi pp 592-594 (con bibliografia precedente)