Contatti e opere


La sola opera datata e firmata di Giunta è andata perduta nel secolo XVII; si trattava di una crocifisso che egli aveva dipinto nel 1236 per la basilica inferiore di Assisi, su incarico di frate Elia, ministro generale dell'Ordine francescano. Tale data è generalmente considerata dagli studiosi come punto di riferimento per la determinazione della cronologia delle altre tre croci dipinte sopravvissute, firmate dall'artista: la croce del Museo della Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi, quella proveniente dalla chiesa di San Ranierino di Pisa e ora nel Museo di San Matteo , e il crocifisso tuttora conservato nella chiesa di San Domenico a Bologna. Comune a tutte e tre le opere è una concezione del tutto nuova della figura del Cristo, che è dipinta in maniera più realistica e con toni fortemente drammatici. Tale interesse per l'aspetto umano della sofferenza del Cristo rivela una profonda adesione da parte del pittore al nuovo modo di intendere la spiritualità cristiana promosso dall'Ordine francescano. Con quest'ultimo egli dovette avere, del resto, rapporti assai stretti, come attesta il suddetto incarico affidatogli da frate Elia. Riguardo alla sequenza cronologica delle tre opere sono state formulate differenti ipotesi: secondo alcuni studiosi, la croce più antica e più vicina al perduto crocifisso di Assisi sarebbe quella di Santa Maria degli Angeli, seguirebbero poi le croci di Pisa e di Bologna (quest'ultima è solitamente assegnata alla metà del secolo); per altri, la croce di Bologna sarebbe da anteporre a quella di Pisa, che pertanto viene datata tra il quarto e il quinto decennio del Duecento; più di recente, è stato proposto di porre la croce di San Domenico all'origine dell'intera serie di croci. Alla base di tali ipotesi stanno differenti concezioni dell'evoluzione stilistica di Giunta, la quale si orienterebbe verso un maggiore o minore espressionismo. Si è comunque sostanzialmente concordi nel riconoscere che nella croce di San Ranierino il pittore si è più decisamente avvicinato a modelli neoellenistici. La resa più morbida del modellato e il più attento proporzionamento della figura umana trovano riscontro, infatti, nelle miniature di alcuni codici prodotti in uno scriptorium di San Giovanni d'Acri, in Terra Santa, intorno alla metà del XIII sec. La conoscenza, forse diretta, di tali opere da parte di Giunta dovette determinare un vero e proprio rinnovamento nel suo modo di dipingere. Altrettanto significativo per il suo percorso stilistico potrebbe essere stato un suo probabile soggiorno romano, di cui si ravvisa una traccia in due documenti del 1239. Per quanto riguarda le opere attribuite, non del tutto convincenti sembrano essere le proposte di assegnare al pittore pisano tre tavole con San Francesco e storie agiografiche , conservate rispettivamente nel Museo di San Matteo di Pisa,

 Pisa, Museo Nazionale di San Matteo, San Francesco e storie agiografiche.

nel tesoro del Sacro Convento di Assisi e nella Pinacoteca Vaticana. Sono motivo di dubbio, infatti, sia la tarda notorietà di alcuni episodi che vi sono rappresentati, sia la minore carica drammatica che si riscontra in alcune composizioni. Parimenti controverse sono le attribuzioni di due croci dipinte ,

 Ambito di Enrico di Tedice, croce dipinta (lato anteriore). Pisa, Museo Nazionale di San Matteo.



 Ambito di Giunta Pisano, croce dipinta. Pisa, Museo Nazionale di San Matteo.

entrambe nel museo pisano, e di un crocifisso ora nella Raccolta Cini di Venezia. Indipendentemente dai problemi di autografia, le tre opere sono comunque testimoni della diffusione del nuovo tipo di croce dipinta creato da Giunta. Rispetto alle croci di epoca precedente i suoi crocifissi risultano, infatti, estremamente semplificati sia nella forma che nell'iconografia. Sui tabelloni del braccio verticale, infatti, al posto di una serie di scene della passione di Cristo, è dipinto un semplice drappo, mentre sulle tabelle laterali del braccio orizzontale e nella cimasa compaiono unicamente le immagini a mezzo busto della Madonna, di San Giovanni evangelista e del Redentore. A Pisa, Giunta ebbe numerosi seguaci, tra i quali Ugolino di Tedice , ma fu soprattutto in Emilia e in Umbria che egli esercitò il suo massimo influsso. Anche in ambito fiorentino si riscontrano significativi riflessi della sua pittura. Egli svolse, inoltre, un ruolo particolarmente importante nella formazione di Cimabue .