Tipologia e datazione


Anche se la prima attestazione certa della chiesa è del 1138 (anno in cui viene rogato un atto di vendita presso la chiesa di San Michele Arcangelo di Oratoio), la dedicazione a San Michele rende testimonianza di un culto assai più antico e probabilmente di una fondazione di epoca longobarda. Proprio in grazia della tessitura variata degli apparati murari, ben leggibile nel fianco sud, sono state ipotizzate quattro fasi costruttive della chiesa di Oratoio, anche se le relative datazioni sono a tutt'oggi controverse. La prima fase, che viene fatta risalire al secolo IX, o meglio al X, corrisponde al tratto infimo della muratura, costituito da piccole bozze calcaree disposte in filaretti dai corsi non troppo re golari, intervallati da vistosi letti di malta; tale primo periodo è, peraltro, suffragato dal reperto altomedievale ad intreccio reimpiegato nella testata sud. L'edificio originario doveva essere assai più piccolo del presente, certamente arretrato rispetto alla facciata odierna e probabilmente ridotto in altezza. Successivamente, tra fine XI e inizi XII secolo, la costruzione venne rialzata e fu costruito il campanile: starebbe a dimostrarlo l'omogeneità della muratura in piccoli blocchi squadrati di tufo marino, che si individua sia nella fascia intermedia del fianco (e cioè quella ove si apre la monofora più piccola) che nel basamento del campanile. Quest'ultimo, peraltro, può essere avvicinato, per la tipologia, ad analoghe costruzioni degli inizi del XII secolo, sia cittadine ( San Michele degli Scalzi), che del contado ( San Piero a Grado , Calci). L'ipotesi ricostruttiva - sempre basata sull'analisi del paramento murario - individua poi una terza fase, collocabile ancora nel XII secolo e presumibilmente nella seconda metà, durante la quale il primitivo edificio sarebbe stato allargato verso nord, allungato verso est ed ulteriormente innalzato; a questa fase si riconnettono le murature dell'intero fianco nord, della testata orientale e della parte superiore del fianco sud (con la monofora maggiore): apparati ancora realizzati in tufo ma costituiti da conci più ampi e commessi con perizia. Infine, come ben si legge ancora nell'andamento del prospetto meridionale, un ultimo intervento operò un allungamento della navata verso ovest e realizzò, quindi, una nuova facciata, dove tornano ancora i blocchi di tufo marino, ma stavolta più irregolari nel taglio e nella posa in opera: una fase che si ritiene opportuno riportare al XIII secolo. Tuttavia altri studiosi, analizzando la tipologia degli archetti, quella delle scodelle ceramiche, nonché la modalità d'inserimento di queste nella muratura, sono propensi ad anticipare la costruzione della facciata alla seconda metà del XII secolo, suffragando l'ipotesi con confronti con altre chiese della Sardegna (Serdiana, Villaspeciosa).