Il Corteo di Amalfi |
Le Nozze
con il Potere
Negli anni intorno al
Mille per il figlio del Doge, il "momento" nunziale assumeva
un'importanza ed un significato (forse anche politico) veramente
particolare, perchè, oltre tutto, comportava un diretto coinvolgimento
nella responsabilità di governo della cosa pubblica. il Duca Giovanni
II sposò la "Ducissa e Patricissa" Maria e subito fu
affiancato al padre Sergio III nella responsabilità e nel prestigio
della carica. Una "cerimonia", quella del matrimonio e
dell'investitura, che la formazione amalfitana ha voluto inserire, con
tutto il suo insieme di fascino e di tenerezza, nel proprio corteo
ispirato ai traffici, alle relazioni mercantili, alle attività
diplomatiche intrattenute, in modo particolare, con i Paesi del
Mediterraneo. Uno stuolo di armieri, trombettieri, timpanisti, marinai
che fa da scorta al Duca, avvolto nell'ampio mantello laminato in oro,
il quale avanza protetto degli Alfieri ed affiancato dai Giudici e dagli
Ambasciatori che portano in mano le insegne della dignità e dei poteri.
Una superba rappresentanza dei Cavalieri di Malta, il cui Ordine fu
fondato da Fra Gerardo Sasso che qui, a Scala ebbe i natali. Un misto di
sete, broccati, velluti, dalmatiche, stoloni, omerali trapuntati d'oro
richiamano i rapporti avuti con il mondo orientale e l'antica opulenza
vissuta.
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Il Corteo di Genova |
Il Sacro
Catino
Guglielmo Embriaco,
detto "Testa di Maglio" abile condottiero navale, architetto e
guerriero, nel 1099, guidò i Genovesi alla Prima Crociata e con le
"macchine da guerra", che egli stesso ideò e costruì, diede
un grosso contributo alla presa di Gerusalemme prima ed a quelle di Tiro
e Cesarea dopo. Quando fece ritorno a casa, portò dall'Oriente, per
farne dono alla sua città, le Ceneri di San Giovanni Battista ed il
"Sacro Catino" usato, secondo la tradizione allora corrente in
Palestina, da Gesù nell'ultima cana. Fu, quello, un momento
particolarmente esaltante per l'Embriaco e la delegazione genevese l'ha
voluto ricostruire nei particolari più significativi ponendo a fianco
dell'eroe, che con le "reliquie" va verso la Cattedrale di San
Lorenzo dove tuttora sono custodite, capitani, paggi, armigeri, alfieri,
fanfara e popolo. al suo seguito è pure l'annalista Caffaro di
Caschifellone il quale, presente alla battaglia di Cesarea, rimase
stupito a tal punto dall'eroica vicenda guerriera, che, per ricordarla
ai posteri, iniziò a scrivere i famosi "Annali" divenuti,
poi, la "Storia di Genova. Il gruppo che si compone di ottanta
figuranti è arricchito da una larga rappresentanza femminile
fatta di patrizie, dame e popolane nei tipici costumi dell'epoca
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Il Corteo di Pisa |
Le
Campane e l'Eroina
Kinzica dè Sismondi,
secondo la leggenda, nel 1044 salvò la patria dall'assalto e dalla
razzia dei Mussulmani (che per la strategia allora in uso avvenivano
quasi sempre di notte) svegliando i Consoli e facendo suonare a stornmo
le campane per radunare i soldati ed avvertire il popolo del grave
pericolo che incombeva sulla città. i Saraceni, così, visti scoperti i
loro piani e scoraggiati dalla resistenza dei Pisani, si spaventarono in
modo tale (lo dice la cronaca) che, risaliti sulle loro navi,
fecero subito rotta verso la Sardegna da dove erano partiti. La
polpolare "fanciulla" assurta al titolo di eroina, è al
centro del Corteo che, nel suo insieme, rappresenta i massimi Organi
della Repubblica Marinara nell'epogeo della sua grandezza. primo tra
tutti è il Podestà (la massima autorità del Comune) e quindi il
capitano dei Giudici, i Senatori, il "Collegio degli Anziani"
8che costituiva il governo e nominava i componenti delle altre
magistrature), il Capitano del Popolo, il Console della Corporazione dei
Mercanti, i Priori delle Arti Minori, l'Ammiraglio della Flotta, i
Consoli del Mare ed il Capo della Corporazione delle Arti. In tutto,
ottanta personaggi in costume storico.
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Il Corteo di Venezia |
Una
Regina Fascinosa
Caterina Cornaro,
rimasta vedova, torna alla sua città natale dopo averle ceduto il
dominio di Cipro di cui il marito, Giacomo di Lusingano, era stato
l'ultimo Re. Siamo nell'anno 1489 e la "Regina" proclamata
"Figlia prodiletta di Venezi" viene accolta dalla Serenissima
Signoria, dalla Nobiltà, dal Corpo Diplomatico e dal popolo con grandi
onori e con calorose manifestazioni di giubilo e di simpatia. Ed il
gruppo veneziano ricorda, appunto, questo importante fatto storico
schierando intorno all'affascinante Regina, che avanza su di una
sfarzosa portantina sorretta da otto schiavoni mori, i personaggi più
rappresentativi della Repubblica quali il Doge, il capitan del Mare, i
Senatori, i Nobili e quindi gli Ambasciatori di Siria, Persia, Egitto e
Turchia nei loro sfarzosi costumi. A Caterina Coenaro fanno ala otto
damigelle ed una pittoresca Delegazione Cipriota, vestita alla
"levantina" con in testa il caratteristico turbante. Nel
corte, secondo l'usanza del tempo, sono presenti pure i "Vessilli
di San Marco" che Papa Alessandro III regalò a Venezia, nel 1171,
come "segno di riconoscimento", autorità di domino per essere
stata arbitra di pace nella lunga guerra tra Papato, Impero e Comini.
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