Comune di Pisa

Rete civica pisana

Murale di Keith Haring

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Keith Haring
Keith Hering (1958 - 1990) era un giovane artista americano conosciuto in tutto il mondo a partire dai "Subway Drawings": labili e veloci disegni in gesso sui pannelli pubblicitari temporaneamente vuoti nei sotterranei della metropolitana, che esercitavano sullo spettatore, immerso nel quotidiano ed anonimo salire e scendere dal treno, un potere magnetico capace di farlo fermare a riflettere anche solo per un istante.

Da questo momento Haring intensificò i contatti con tutti quei movimenti artistici con i quali condivise lo stile di vita e il bisogno di protesta per scardinare il tradizionale sistema galleristico: gli artisti graffitisti, la neonata cultura Hip Hop, e la "controcultura di strada" (l'arte di avanguardia diffusasi verso la fine degli anni Ottanta a New York che solo in un secondo momento prese il nome di "Street Art"). Nel 1982 espone nella importante galleria di Tony Shafrazy la serie dei "Tarpaulins": disegni colorati con vernice spray sui pannelli di rivestimento in plastica usati dai muratori per le impalcature, insieme alla serie di anfore e dei gessi, nei quali il suo ininterrotto "flusso" grafico ricopre copie di statue famose, come il David di Michelangelo e la Venere di Milo, e rifacimenti di antiche anfore greche ed egizie. Si moltiplicano le commissioni pubbliche da musei e città di tutto il mondo, in particolare per la realizzazione di murales temporanei dove le figure diventano dei veicoli di comunicazione di massa grazie alla loro semplicità grafica; lo scopo principale dei suoi interventi era quello di attivare una forma di comunicazione, i suoi disegni proponevano un "linguaggio visuale", un esperanto visivo al quale tutti accedevano con facilità e semplicità, la stessa con la quale egli creava i suoi personaggi. Haring vuole ricontattare una fase arcaica del linguaggio deve il segno grafico si fonde con quello verbale, una specie di successione di ideogrammi: "i miei disegni non vogliono imitare la vita, cercando di crearla... ciò si avvicina di più ad una idea primitiva... non uso le linee ed i colori in senso realistico".

Il murale di Pisa (1989)
L'idea di realizzare un murale a Pisa nasce in modo casuale a seguito dell'incontro per strada a New York tra Haring e un giovane studente pisano. Il tema è quello dell'armonia e della pace nel mondo, visibile attraverso i collegamenti e gli incastri tra le 30 figure che, come in un puzzle, popolano i centottanta metri quadrati della parete del Convento di Sant'Antonio.

Ogni personaggio rappresenta un diverso "aspetto" del mondo in pace: le forbici "umanizzate" sono l'immagine della collaborazione concreta tra gli uomini per sconfiggere il serpente, cioè il male, che stava  già mangiando la testa della figura accanto, la donna con in braccio il bambino rimanda all'idea della maternità, i due uomini che sorreggono il delfino al rapporto con la natura. Sceglie colori dalle tonalità sottili, che attenuano la violenza cromatica che lo aveva da sempre contraddistinto, recuperando in parte i colori dei palazzi pisani e della città nel suo complesso, per rendere l'opera compatibile con il contesto socio ambientale dove è collocata. é l'unica opera di Haring che viene concepita sin dall'inizio come "permanente", non effimera e destinata a scomparire nell'uso o nella serialità della comunicazione di massa, infatti impiega più tempo ad eseguirla: una settimana, rispetto all'unico giorno con cui era abituato a realizzare gli altri murales.

Il primo giorno disegna da solo la linea di contorno nera, senza bozzetto preparatorio, poi nei restanti giorni, aiutato da degli studenti e dagli artigiani della Caparol Center, che ha fornito le vernici scegliendo delle tempere acriliche che potessero mantenere intatta la qualità dei colori per molto tempo, esegue la colorazione. Il murale ha insolitamente un titolo: "TUTTOMONDO", parola che riassume la sua costante ricerca di incontro e di identificazione con il pubblico, esemplificata in questo caso dal personaggio giallo che cammina, o che corre, posto al centro della composizione sullo stesso piano di un ipotetico passante. I trenta personaggi del murale hanno la vitalità e l'energia tipiche di Haring e del suo incessante fervore creativo che gli ha consentito di lasciare, pochi mesi prima della morte per Aids, un'opera che è prima di tutto, un inno alla vita.

Ultima modifica: 08/11/2012 10:46