Vita di Pier delle Vigne
Home Su

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La vita di Pier Delle Vigne

dan 2.jpg (46378 byte)

Purtroppo non abbiamo documenti che testimonino la data di nascita e descrivano l’infanzia di Pier Delle Vigne. Una leggenda di Guido Bonatti descrive quest’ultimo come figlio di una donna poverissima, sola e ripudiata, costretta a mendicare per vivere. In realtà si dice che la famiglia di Piero, o Pietro, fosse moderatamente benestante: infatti il padre era giudice a Capua e quindi uomo che faceva parte dell’amministrazione normanno-sveva. L’unica cosa che possiamo sapere quasi per certo riguardo all’infanzia di Piero è che egli rimase nella sua città natale fino a quando non decise di intraprendere la medesima attività del padre: sembra, infatti, che si sia trasferito a Bologna per studiare. Dovette però cercare velocemente un padrino nel potente consigliere di Federico II, Beraldo di Castacca, arcivescovo di Palermo, poiché la sua famiglia non poteva mantenerlo fuori casa molto a lungo. Fu grazie a Beraldo che Pier Delle Vigne divenne l’amministratore fidato di Federico II. Piero, infatti, risulta già inserito nella cancelleria e nel tribunale imperiale nel 1221, ma le cariche tradizionali dell’amministratore sono attestate a partire dal 1243; dobbiamo dire che di queste cariche tradizionali, quella che si addice meglio a Piero è il titolo di "logotheta", cioè di "ordinatore di parole", poiché è un giusto riconoscimento per la sua indiscussa maestria nel latino e nella retorica, specie in campo epistolare oltre che nella buona amministrazione. In ogni momento Piero fu sempre a fianco dell’imperatore per redigere e convalidare gli atti: infatti, abbiamo numerosi documenti di Federico II che contengono la sottoscrizione di Piero, come testimone o come cancelliere; un esempio può essere la partecipazione di Piero alle trattative per la pace di San Germano del 1230, pace stipulata tra Federico II, di ritorno dalla crociata, e Papa Gregorio IX, che lo aveva scomunicato per la prima volta nel 1227. Un altro esempio, ancora più lampante, è dato dalla scultura a rilievo, realizzata nel palatium di Napoli (ora distrutta), ove è rappresentato l’imperatore sul trono e aiutato, nel giudicare, da Pier Delle Vigne, dinanzi alla popolazione, in atteggiamento supplice. Si dice che Piero fu pienamente coinvolto anche nella fondazione dell’Università di Napoli, voluta dall’imperatore nel 1224, ed in questo frangente possiamo dire che egli prese molto a cuore le sorti degli studenti e discepoli (memore delle sue strettezze a Bologna). Una delle missioni più importanti di Pier Delle Vigne fu il fidanzamento per procura di Isabella, sorella del re inglese Enrico III Plantageneto, con l’imperatore; questa missione si concluse il 15 Luglio 1235, quando Federico II sposò a Worms, Isabella. Dal 1239 al 1249 Piero assistette l’imperatore nella terribile battaglia con le forze dei comuni lombardi e della chiesa, peregrinando con la corte per l’Italia intera. Nel 1244 il Papa Innocenzo IV fuggì in Francia, non fidando più in un accordo con Federico e mirando a deporlo dalla carica; l’imperatore, allora, preferì lasciare Piero lì alla corte con lui e mandare Taddeo da Sessa (altro amministratore) a Lione per organizzare la prima difesa in sede giudiziaria. Il cronista Martino da Canale, testimone oculare, ci descrive un grande atto di clemenza da parte di Federico II, di cui ne fu spettatore, nel 1245, Piero: alcuni inviati della Repubblica di Venezia, rientrati dal concilio lionese, furono catturati dal conte Tommaso di Savoia (partigiano dell’imperatore), ma Federico provvide a rimetterli in libertà, trattando con loro i termini di una pace separata. Il mistero del "tradimento" di Piero si sviluppò negli ultimi anni di regno di Federico II. L’ultimo documento rogato da Pietro nel 1249, è la concessione del libero diritto di pesca per la corporazione dei pescatori di Pavia, dietro obbligo di rifornire di prodotti ittici l’imperatore e la sua corte ogni qualvolta fosse giunti in città. Non sappiamo quale fu la colpa del capuano e se mai fu colpevole, ma sappiamo che sicuramente Pier Delle Vigne fu arrestata a Cremona nel 1249 e che i cremonesi (fanatici sostenitori dell’imperatore) tentarono di linciarlo in occasione della cattura, ma Federico, il quale era ormai sospettoso di tutti e logorato dalla guerra con il Papa, volle che il ministro Delle Vigne fosse portato nelle sue carceri per escogitargli una punizione esemplare e tremenda. Piero morì sicuramente il 26 Giugno del 1249, ma non sappiamo come e dove:

alcuni commentatori di Dante dicono che morì nella fortezza di San Miniato, ove gli vennero cavati gli occhi;

altri commentatori e cronisti dicono che si suicidò a Pisa.

Dobbiamo comunque attribuire a Pier Delle Vigne il titolo di uno dei poeti più importanti della scuola siciliana di Federico II. Dobbiamo infatti sapere che, alla corte di Federico II e di suo figlio Manfredi, nacque la poesia in volgare italiano letterario. Nella prima metà del 1200 Palermo divenne uno dei maggiori centri culturali europei, entrando in contatto con altre culture, in particolare con la civiltà araba. Molti funzionari di corte iniziarono a comporre poesie, tra cui, come abbiamo già accennato, Pier Delle Vigne, il quale diede prova di uno stile retorico complesso, magniloquente, sovente ampolloso e colmo di citazioni classiche, mai tuttavia privo di eleganza, perizia e profondità. Anche nelle conversazioni fra Piero e i suoi discepoli, il mezzo consueto delle conversazioni epistolari era la prosa latina, non il volgare. Pier Delle Vigne fu anche un maestro nell’arte epistolare. Purtroppo dell’arte poetica di Pier Delle Vigne abbiamo solo due componimenti:

"Amore in cui disio ed ò speranza", che esprime il tradizionale servitium feudale alla donna amata, con il tema caratteristico del languore per l’amore negato e della speranza per l’amore corrisposto;

"Amando con fin core e co speranza", che è il più commovente lamento per la donna perduta (morta).