Antonio Casertano
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Antonio Casertano

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Subito Antonio Casertano pone in primo piano il bellissimo rapporto che c’era tra l’imperatore e Pier Delle Vigne e dubita che tutta la gloria, acquisita da Federico II, fosse stata attinta senza il concorso di chi gli era a fianco, e soprattutto di quel Pier Delle Vigne, che per trent’anni fu il fedele interprete del suo pensiero e la cui tragica fine trascinò a breve scadenza la fine di Federico e della sua dinastia. Dobbiamo infatti, sottolineare che l’imperatore aveva due amministratori fidati: Pier Delle Vigne, appunto, e Taddeo da Sessa. Per dimostrare tutta la fiducia che Federico II riponeva in questi due amministratori, egli decise di progettare e di far costruire da Nicola di Cicala un arco di trionfo sul castello di Capua. Questo arco, all’ingresso, aveva due torri e nella parte anteriore spiccava la statua dell’imperatore seduto sul trono, con la corona imperiale in testa, avente in una mano il globo imperiale e nell’altra lo scettro. Nella parte destra era collocato in una nicchia, il busto di Pier Delle Vigne e nella parte sinistra il busto di Taddeo da Sessa.

Purtroppo, però, la gratitudine dei principi non è duratura come insegna la storia e dobbiamo dire che quella di Federico era durata trent’anni, cioè tutto il periodo burrascoso e combattuto dell’Impero, colmando di onori Pier delle Vigne, ma verso il 1249 i lieti onori, come dice il poeta, tornarono in tristi lutti e per Federico II, il fedele funzionario, il grande amico, l’interprete del suo pensiero diventò d’un tratto un uomo che non manteneva i patti, di cui non fidarsi.

Come dice anche Giuseppe de Blasiis, il nostro Grande Poeta, Dante, vede Piero come una vittima di calunnia, causata da i suoi collaboratori.

Antonio Casertano testimonia che Piero sia nato verso il 1190 dal padre Magerio, notaio e giudice, e dalla madre Adelizia, e ricorda anche una sorella ed uno zio Taddeo, conosciuto come abate.

Come già sappiamo Piero andò a studiare a Bologna e poi entrò immediatamente alla corte di Federico II; da lì egli spedì due lettere a sua madre: una in cui ringraziava lei per i suoi insegnamenti, e l’altra, nel momento della morte del padre, in cui si dispiaceva di non essere stato presente al momento della sua ultima benedizione.

Tornando un passo indietro abbiamo un’altra testimonianza della stretta collaborazione che c’era tra Piero e L’imperatore e questa è una lettera, mandata da Pier delle Vigne all’arcivescovo Amalfitani, in cui era scritto che egli era esaurito, quanto l’imperatore, dalle continue lotte tra l’astuzia dei cardinali e le insidie dei lombardi.

Basandosi poi sul problema principale di Pier delle Vigne, e cioè sulla possibile accusa del tradimento che l’imperatore gli impose, è data, da Antonio Casertano, ancora un’altra versione: la disonesta relazione tra Piero e l’imperatrice. Ma quest’ultima non è attendibile perché Piero morì nel 1249 e l’imperatrice era già morta da sette anni. Poi dobbiamo notare che dopo il 1242, cioè dopo la data di morte dell’imperatrice, a Piero toccarono i maggiori onori, dati dall’imperatore. L’unica persona, che avrebbe potuto dire con precisione di quale accusa era stato incolpato Piero o comunque difenderlo, poteva essere solo Taddeo da Sessa, il quale era già morto accidentalmente.