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IL DIAMANTE (2^ parte)
Simbolo chimico: C (carbonio puro)
Classe: elementi nativi
Sistema: cubico
Densità: 3,51 g/cm cubi
Durezza: 10
L'abito dei cristalli di diamante è molto vario: la forma più comune è l'ottaedro, modificato spesso ai vertici e sugli spigoli da altre faccettine.
Queste le principali forme cristalline del diamante:
I fattori che determinano il valore di un diamante lavorato sono simbolizzati da quattro "C", ossia dall'iniziale dei termini inglesi colour (colore), clarity (purezza), cut (taglio) e carat (peso in carati o caratura).
Il colore
Quando si pensa ad un diamante si pensa ad una pietra incolore.
In realtà esistono gemme variamente colorate: gialle, brune, verdicce, rosate, fino alle rarissime rosse e azzurre.
Tali gemme sono scarsamente commerciabili (anche se gli ultimi colori citati hanno un valore altissimo).
Attenendosi alle sole pietre incolori o quasi, sono state messe a punto delle "scale di colore" delle quali quella americana è attualmente la più usata, con termini espressi in lettere a partire dalla D per i diamanti incolori alla lettera N per quelli giallo-bruni.
La Purezza
Il concetto di purezza qui è relativo: con un accordo internazionale è stato definito "puro" un diamante che, osservato da un esperto con una lente da 10 ingrandimenti, non rileva inclusioni.
Le inclusioni, chiamate in gergo "carboni", consistono in cristalli o frammenti di minerali con i quali il diamante è cristallizzato: diopside, olivina, granato, ecc.
Sono considerate inclusioni anche le fessurazioni naturali ("ghiacciature") o provocate e le "linee di accrescimento" del cristallo originario.
La scala della purezza classifica le gemme con termini espressi in lettere che rappresentano le iniziali in lettere delle caratteristiche. Al gradino più alto vi sono le F ("flawless", puro) per passare alle IF (internamente puro), alle VVS ("very very small inclusion"), e così via.
Il taglio
Un diamante viene classificato anche in relazione alla precisione più o meno grande con cui è stato lavorato.
A questo proposito vengono presi in considerazione, qualsiasi sia la forma di taglio, le proporzioni del taglio stesso, la simmetria tra le varie facce e i difetti di lucidatura.
Per esempio per classificare i brillanti di peso inferiore a un carato si hanno i seguenti giudizi:
"very good" (molto buono): brillantezza eccezionale, pochi e insignificanti segni esterni;
"good" (buono): brillantezza leggermente inferiore, alcuni segni esterni più rilevanti;
"poor" (scadente): brillantezza inferiore, segni esterni piuttosto grandi e/o numerosi.
La caratura
L'unità di misura per le pietre preziose è il carato, pari ad un quinto di grammo: un carato = 0,20 gr.
Il "punto" equivale ad 1/100 di carato. Un diamante di 0,25 carati viene anche detto di 25 punti. Le pietrine da contorno o da pavè sono brillantini così piccoli che per fare un carato ne occorrono più di 200.
Consigli per l'acquisto
Ecco alcuni consigli per l'acquisto:
- Le stime a vista, fatte all'istante, difficilmente sono fondate perché risultano impossibili anche ad un esperto;
- Non fidarsi delle occasioni perché non esistono diamanti in liquidazione, a meno che non nascondano difetti;
- L'osservazione della pietra non va eseguita né alla luce artificiale né a quella solare diretta, ma all'ombra e possibilmente in una giornata serena;
- Meglio acquistare una pietra sciolta e farla poi montare che una già montata;
- Se non si è esperti conviene acquistare in gioielleria e farsi rilasciare un certificato di autenticità.
Notizie tratte da: COLLEZIONA I TUOI MINERALI - Alberto Peruzzi Editore
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