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Chi è Livia Gereschi
La Scuola "GERESCHI" è
intitolata ad una rilevante figura di insegnante che ha sacrificato la vita nella recente
lotta di liberazione nazionale.
LIVIA GERESCHI era nata a Pisa, il 7
Gennaio 1910, dove si laureò ed intraprese la professione di insegnante di lingue
straniere.
Venuto il generale sfollamento della città, si rifugiò con la vecchia madre a Pugnano,
in una stalla adibita a ricovero degli sfollati. Chi si trovò in quel periodo accanto
alla "professoressa" ne ricorda il comportamento esemplare per compostezza e
dignità, la capacità di incoraggiare e consolare i suoi compagni di sventura, i
sentimenti antifascisti espressi con la sobrietà che il momento richiedeva, ma anche con
la tranquilla sicurezza che rivelava una matura e argomentata riflessione.
La notte fra il 6 e il 7 Agosto 1944 ingenti forze SS tedesche
guidate da spie fasciste eseguirono un massiccio rastrellamento sui Monti Pisani in
località "La Romagna", sopra Molina di Quosa, dove si erano rifugiate molte
famiglie delle zone circostanti. Cercavano partigiani, ma trovarono soltanto civili
inermi, che attaccarono con lanciafiamme e mitragliatrici. Distrussero le loro povere
capanne e masserizie, alcuni rimasero uccisi sul posto, trecento furono catturati e
condotti al piano, in località "Focetta". Qui gli uomini furono divisi dalle
donne e dai bambini e avviati in colonna verso Ripafratta.
Ancora una volta Livia dette consolazione alle famiglie in ansia, coraggio alla
popolazione terrorizzata da quest'ennesima violenza, offrendosi di andare a parlare ai
tedeschi e spiegare la situazione: parlava la loro lingua, era persona insospettabile,
sarebbe stato più facile a lei che ad altri farsi credere ed indurli a desistere dai loro
sciagurati propositi.
Non fu così. Li condussero tutti alla scuola elementare di
Nozzano (Lucca), divenuta allora luogo di tortura dei partigiani ( e fatta poi saltare in
aria dai tedeschi in ritirata, per nascondere i segni delle loro atrocità), e là
trascosero quattro lunghi, orribili giorni. Molti di loro - anche Livia - vennero
seviziati. Infine, l'11 Agosto, furono fatti uscire e fucilati, a gruppi di cinque o sei,
lungo le strade che da Nozzano portano a Lucca, Quiesa, Massaciuccoli e Massarosa.
Nascosti nella macchia e negli anfratti circostanti, parecchi testimoni inerti e
terrorizzati poterono osservare i particolari dell'assurda strage.
Livia fu trucidata, con alcuni compagni
di sventura, l'11 Agosto al calar del sole in località "La Sassaia" del Comune
di Massarosa (Lucca). Fu colpita agli occhi: era fissamente rivolta, come allucinata,
verso Pisa.
Tornata la pace, venne intitolata a suo nome una strada - via La
Rosa - posta dietro la sua casa, che si affacciava in piazza Mazzini.
(Questo profilo biografico è stato fornito dall'Associazione
Partigiani di Pisa)
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