Rete Civica di Pisa Progetto locale di Pisa European Tower Network

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(23-24 ott. 98)

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(23-24 ott. 98)

 

Contenuti del Progetto locale

Pisa
Comune di Pisa

Premessa

esempio di sporto di casa torre (26299 byte)A Pisa, non diversamente da tutte le città dalla storia lunga e ricca, sono presenti diverse emergenze edilizie che possono essere definite torri da uno punto di vista strettamente tipologico, a causa di una dimensione verticale nettamente prevalente sulle dimensioni in pianta e che si distinguono quanto a storia, funzione, forma, qualità architettonica dei manufatti.
torre pendente (18760 byte)Si va dalla Torre pendente, torre campanaria del complesso religioso del Duomo e sulle cui caratteristiche non occorre spendere parole, alle torri campanarie (o campanili) delle chiese parrocchiali, alle torri connesse al sistema delle fortificazioni urbane, alle torri per così dire civili, ovvero connesse ad alcune grandi dimore private, di origine medievale, per finire alle torri-serbatotio in cemento armato erette nel secondo dopoguerra in varie periferie urbane.
Come noto la città di Pisa (foto aerea 97 Kb), di origine antica, addirittura pre-romana, conobbe nei secoli compresi tra il 1000 ed la metà del 1300 un notevole sviluppo dell’economia commerciale e della potenza militare come città-repubblica marinara.
In quei secoli la città si riconfigurò assumendo un assetto destinato a permanere, nelle sue strutture principali nei secoli successivi, basato su di un tessuto costituito in prevalenza di edifici abitativi e mercantili aventi una tipologia particolare, che per il suo sviluppo in verticale è stata comunemente appellata ‘casa-torre’.
Ipotesi di ricostruzione di casa-torre (14218 byte)Tra le tipologie abitative (case-torri) e gli elementi a forte sviluppo verticale, con funzioni anche militari interne (torri) sussiste una continuità di modalità costruttive e formali che non consente, nell’ambito di un progetto mirato alla valorizzazione delle torri (superstiti) di ignorare, se non altro per la sua notevole dimensione, il tema della conoscenza, della valorizzazione e del restauro dei resti delle case-torri civili.

 

2. Il tema delle case-torri

Tra il XII ed il XIII secolo si assesta il tipo edilizio che sarà denominato casa-torre, caratterizzato da una successione in verticale dei vani, che raggiungevano normalmente 4/5 piani - e quindi altezze di 14/18 m, a fronte di una esigua dimensione planimetrica, in particolare caratterizzata da un fronte su strada stretto (dell'ordine di 4/5 m) rispetto alla profondità (nel tempo crescente, a partire da 6/7m fino a 15/20, con il passaggio da un’unica cellula a due o tre cellule).
Come hanno messo in luce varie ed ormai esaurienti ricerche storiche e riflessioni critiche, il tipo edilizio subisce, nell’arco di due secoli un processo evolutivo di grande interesse, che riguarda sia le caratteristiche distributive - che nel tempo si fanno sempre meno verticali - che le soluzioni costruttive e formali (materiali impiegati, forma e tipo delle aperture, tipologie decorative).
Il processo di infittimento delle costruzioni del XIV secolo, prima e le profonde trasformazioni sociali e culturali della città che avvengono successivamente alla conquista fiorentina del primo Quattrocento, con la lenta e progressiva ripresa del XVI secolo portano ad una generale digestione delle case-torri in più grandi organismi edilizi abitativi, non più caratterizzati da una distribuzione in verticale (palazzi).
Nell’ambito della nuova concezione abitativa ed formale civile vengono in generale eliminate le emergenze turriformi, considerate memorie di un passato primitivo da cancellare. La riorganizzazione di più case-torri contigue in organismi unitari dotati di nuova logica distributiva determina, oltre l’eliminazione di tutto l’apparato ligneo esterno (ballatoi) anche il frequente spostamento dei solai, e conseguentemente delle finestre, che comunque assumono definitivamente la foggia rettangolare.
Solo laddove si è conservata la dimensione (modesta) del lotto si è conservato il tipo costruttivo della casa-torre pur con variazioni distributive fondamentali come l'introduzione della scala condominiale che disimpegna i vari piani corrispondenti ad abitazioni indipendenti.
In ogni caso si perde la percezione delle caratteristiche formali e costruttive delle case-torri a causa della intonacatura generalizzata e della reimpaginazone delle aperture delle facciate, secondo i nuovi moduli formali di origine ‘fiorentina' .
Il tessuto medievale viene dunque alterato e per così dire ‘sommerso’ in un tessuto apparentemente postrinascimentale.
A partire dalla seconda metà dell'Ottocento, emerge, nell’ambito del generale revival medievale, l'interesse per la riscoperta in senso culturale che fisico (tramite la rimozione delle coltri d'intonaco) di tale patrimonio storico.
Dopo un secolo tale atteggiamento perdura: in moltissimi edifici sono state rimossi dalle facciate gli intonaci per evidenziare i resti murari delle case-torri, ma prevalentemente in modo frammentario, dando la preferenza alle parti ritenute più nobili (parti lapidee, archi, elementi laterizi decorati a stampino).
Pochi sono gli esempi di rimessa in luce delle murature medievali completa di tutte le parti comprese quelle più ordinarie o quelle trasformate.
Pertanto il problema della riscoperta e della valorizzazione dei resti delle case-torri si pone oggi come tema meramente archeologico che deve misurarsi, trovando volta per volta il giusto punto di equilibrio, con l'esigenza di non eliminare o danneggiare i valori culturali postumi, considerato che la rielaborazione del materiale edilizio medievale nei secoli dal XVI al XVIII ha visto anche apporti culturali pregiati, secondo una tradizione formale di derivazione fiorentina che a Pisa si stabilizza su registri di particolare sobrietà compositiva e decorativa configurando ambienti urbani dotati di una speciale grazia e serenità.
Non sussiste peraltro una particolare problematica di riuso essendo tali resti edilizi inglobati in edifici che hanno, nella generalità dei casi mantenuto una funzione abitativa.
Primo obbiettivo del progetto è dunque la messa a sistema delle conoscenze sul patrimonio abitativo medievale, che si articola operativamente ne:

  • il censimento dei resti, e la sua organizzazione in un archivio georeferenziato;
  • l'analisi dei caratteri costitutivi del tipo e delle sue varianti formali, e del suo processo evolutivo;
  • lo studio dei diversi tipi di intervento e messa a punto di un disciplinare di restauro dei resti delle case-torri civili.

A Pisa sono tuttora in piedi alcune vere e proprie torri civili (per distinguerle da quelle legate alle fortificazioni militari) di origine medievale, associate a palazzi gentilizi, in parte oggi divenuti pubblici ed in parte ‘rifuse’ in detti organismi.
Sono state individuate le torri:

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Le torri della città di Pisa

Ad esse occorre aggiungere i campanili delle chiese, che in certi casi presentano dimensioni in pianta tali da consentire di ipotizzarne una qualche accessibilità, in particolare se dismessi dalla funzione originaria.
Infine il sistema delle fortificazioni urbane presenta ancora alcune torri emergenti, come la torre di Santa Agnese, e quella di Santa Maria. La torre della Cittadella, come noto è viceversa una ricostruzione moderna analogica po’ approssimativa di quella distrutta dagli eeventi bellici.
Tutte costituiscono emergenze nel paesaggio urbano, tipi edilizi rari e potenziali punti di osservazione privilegiati del panorama urbano.
Nessuna torre è attualmente accessibile al pubblico.
Di qui uno speciale interesse a sviluppare per i singoli edifici i seguenti obbiettivi:

  • lo studio storico-archivistico
  • il rilievo architettonico
  • il progetto di funzionalizzazione al fine della visitabilità turistica.

Nell’economia limitata del progetto ETN si considera possibile estendere lo studio storico archivistico alle sole torri ‘civili’ selezionate; il rilievo ed il progetto di rifunzionalizzazione alle due torri del Cantone, associata al Palazzo Reale e quindi inseribile nel percorso di visita museale e Santa Maria, nelle mura urbane, presso piazza del Duomo.

 

Il direttore del progetto
Riccardo Ciuti


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