perché parlare ancora di America Latina…
 
 
 

…perché dopo molti anni di dittature, genocidi e violazioni dei diritti umani non è ancora stata fatta giustizia, non sono stati ufficialmente riconosciuti tutti i crimini, i criminali e tanto meno i loro mandanti e finanziatori.

…perché dopo il ritorno di “pace e democrazia”, l’America Latina continua testardamente a riproporre se stessa: ingiustizie scandalose, governanti corrotti, militari minacciosi mentre le statistiche annuali testimoniano che il suo mezzo miliardo di persone, oggi sono molto più povere di trenta anni fa.

…perché a quella sinistra che si definisce ex-comunista, che ha smesso di emozionarsi per le canzoni di Victor Jara e degli Inti Illimani, troppo impegnata a tessere le lodi del libero mercato, l’America Latina crea disagio: è meglio non parlarne o imputarne tutti i mali a questo “Dio malato”.

…perché per l’informazione l’America Latina è diventata solo la violenza nelle favelas, i bambini della strada del Brasile, la prostituzione a Cuba e la “narcoguerriglia” in Colombia, abbandonandosi ad analisi superficiali e tendenziose senza approfondire le ragioni di un continente depredato e annichilito da 500 anni di capitalismo.

…perché anche se dell’America Latina non ce ne importasse niente, dovremmo considerarla come un monito: scuola, sanità, pensioni private, flessibilità sul lavoro. Queste soluzioni, oggi sulla bocca di molti politici italiani, sono già state adottate da anni in gran parte del continente portando solo più disoccupazione e miseria ed aumentando ulteriormente il divario fra ricchi e poveri.
 


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