SANITA':

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La Relazione Terapeutica
Da Persona a Persona
32 ore - 4 giornate a cadenza settimanale
dr.ssa Gianna Bassi Ardy - Ardy Adriana -Angela Cardellicchio - Cinzia Cino
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Premessa
Ogni persona ha un suo ruolo nella società, qualunque esso sia, e da esso attinge dignità.
Quando quella persona si ammale, improvvisamente diventa un paziente. Preoccupata e più spesso spaventata o disperata per l'incognita che incombe sulla sua vita, sofferente e impotente quqndo entra in ospedale, perde la sua umanità e si trasforma in un "caso". E i casi si sa, sono statistiche o tecniche, non uomini e donne he hanno emozioni, capacità e esperienze su cui sostenersi e reagire. Succede cioè che proprio nel momento di maggior bisogno, in cui tutte le risorse di razione del malato si devono coalizzare per indirizarsi verso la guarigione, l'istituzione ospedaliera impersonata da medici e infermieri, dia la preminenza all'aspetto strettamente fisico e trascura di interagire anche col livello emotivo della persona/paziente.

E' la prassi consolidata che tende a considerare il malato come qualcosa di " rotto ", da aggiustare e i medici e gli infermieri sono gli esperti a cui si deve affidare, piuttosto che una persona che ha capacità e risorse da attivare per collaborare alla propria guarigione.

D'altra parte è giustificabile l'atteggiamento strettamente distaccato che in genere caratterizza il rapporto medico/paziente: spesso diventa una salvaguardia del personale sanitario per proteggersi dall'essere allagato dal dolore e dalla paura del paziente e diventare vulnerabile e finire in burn out o di essere fagocitato da richieste di aiuto e conferme che non può dare.

Anche quando il medico o l'infermiere sono caratterialmente disponibili a entrare in contatto emotivo con il paziente, i risultati sono meno efficaci di quanto meriterebbe il loro interesse perché ben difficilmente conoscono quanto succede a livello relazionale quando due persone comunicano. Usare un modello di comunicazione invece di un altro per significare lo stesso pensiero, crea differenze profonde di reazione: è una disciplina, di può chiamare così, che non fa parte del curriculum dei sanitari: non è insegnata né all'università, né nei corsi di specializzazione, né tanto meno le case farmaceutiche organizzano incontri o convegni sull'argomento. Permane così questo gap che causa spersonalizzazione nel personale sanitario e accresce sofferenza nel malato. Eppure esistono ricerche che hanno dimostrato che pazienti trattati con "umanità consapevole" da personale che conosceva modelli di comunicazione efficaci, hanno reagito con più velocità alle cure mediche, attivando il loro sistema immnitairo, oltre naturalmente a vivere il periodo della malattia con una migliore qualità di vita.

La "Carta di Firenze", recentemente approvata, recepisce queste indicazioni, le fa proprie nel quadro più generale dell'etica professionale e della ricerca del consenso informato e auspica che divengano patrimonio condiviso della professione medica Anche l'O:M:S: continua a raccomandare nelle sue indicazioni programmatiche che la relazione d'aiuto diventi prassi normale nel rapporto medico/infermiere - paziente e l'Istituto per l'Approccio sulla Persona di Roma- a cui il Centro Rogeriano fa riferimento - è Agenzia rappresentativa dell'O:M:S: per l'Italia e Agenzia Formativa riconosciuta dal Ministero della Sanità.

Nel libro "quattro illustri primari italiani che hanno attraversato l'esperienza della malattia e vissuto l'altro ruolo hanno lucidamente e coraggiosamente esposto il loro dramma e, insieme, hanno stilato un documento in 10 punti che è stato inoltrato al Ministero della Sanità. I suggerimenti si basano essenzialmente sulla necessità di un rapporto diverso, più capace di andare incontro alle necessità di informazione, di dare dimensione umana al rapporto sostenendo il paziente anche psicologicamente e riconoscendogli che per quanto possa essere debilitato e confuso, ha in sé risorse e esperienze a cui deve essere dato ascolto e a cui può attingere per ottenere più risultati sia dal punto di vista medico sia della qualità della vita.
Il progetto che presentiamo ha lo scopo di iniziare i medici e gli infermieri a cosa succede nella relazione, a come ognuno si crea la sua realtà e ad essa reagisce, a come imparare ad ascoltare le emozioni e ad esse rapportarsi sapendosi proteggere, a come attivare le risorse nascoste del paziente perché collabori alla sua guarigione.

Obiettivi
-Conoscere i sottili e potenti influssi che la comunicazione ha sulle reazioni del paziente
-Imparare a usare l'ascolto delle emozioni
-Saper comunicare per tutelarsi dallo stress ed evitare il burn out
-Ottenere più motivazione, risultati e soddisfazioni dalla propria attività

Finalità
Umanizzare la corsia restituendo ai pazienti la loro dignità di persone

Organizzazione
Corso teorico-esperienzale per 25/30 partecipanti rivolto al personale sanitario di ogni livello, suddiviso in quattro giornate di 8 ore o con modalità concordate secondo le necessità .

Contenuti
-Analisi dei bisogni e delle aspettative. La percezione di sé e degli altri. Il linguaggio come creatore dell'immagine personale. Comunicazione e relazione.
-Pragmatica della relazione. Come ognuno crea la propria realtà - Calibrazione e rapport - Ascolto delle emozioni. Barriere alla relazione
-Utilizzo delle mappe mentali per attivare risorse e ottenere migliore qualità di vita nel paziente. Accesso alle risorse interiori.

Metodologia
Strutturazione teorica - Dimostrazione dei vari modelli - Coinvolgimento esperienzale dei partecipanti in discussioni, esperienze, role play Integrazione cognitiva delle esperienze fatte.

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