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Firenze, 15 gennaio 2007. Gjelina
Markaj aveva 36 anni e viveva a Scutari, una città nel nord
dell'Albania. Era madre di tre figli, due maschi e una femmina,
e da anni, da quando era iniziato il suo matrimonio 17 anni
fa, era vittima di violenza domestica.
Oltre a quotidiani maltrattamenti e
violenze fisiche che spesso l'hanno costretta a ricoveri in
ospedale, veniva chiusa in casa con i figli per mesi interi
senza poter mai uscire. Aveva deciso di divorziare dal marito
lo scorso settembre e di lottare per ottenere la custodia
dei figli. E c'era riuscita grazie anche al sostegno del Centro
Donna "Passi Leggeri" che con lei si era impegnata per vincere
una battaglia in nome del diritto ad una vita dignitosa e
senza violenza.
Nonostante la corruzione del sistema giudiziario,
nonostante le continue minacce da parte del marito e del figlio
maggiore. Ma siamo costrette a parlare al passato perché Gjelina
Markaj è stata uccisa lo scorso 8 gennaio da suo figlio sedicenne
con cinque colpi di postola in una delle strade principali
di Scutari in pieno giorno. Uccisa dal figlio più grande che
come il padre mai aveva accettato l'allontanamento della madre
e soprattutto mai aveva accettato la possibilità che la madre
potesse rifarsi una vita autonoma portandosi via anche un
figlio maschio.
Gjelina era riuscita ad ottenere lo scorso
22 dicembre l'affidamento temporaneo dei due figli più piccoli
e avrebbe ottenuto il divorzio il prossimo 19 gennaio. Da
pochi giorni aveva trovato anche una casa in affitto dove
poter tentare una nuova vita. Era consapevole di poter morire
ma voleva provarci per sé e per i due figli più piccoli.
Il Centro Donna "Passi Leggeri" ha voluto
lanciare una campagna di informazione e denuncia perché Gjelina
purtroppo non è la prima donna a morire per mano della violenza
degli uomini in Albania e perché troppe volte la violenza
maschile nei confronti delle donne passa impunita. Pensiamo
anche che questa morte ci riguardi tutte e tutti indipendentemente
dal fatto che è avvenuta in Albania.
Sono note ormai le recenti statistiche che
dicono che la prima causa di morte delle donne in Europa è
la violenza degli uomini e sono ancora i centri anti-violenza
delle donne a dirci che anche in Italia sono in aumento gli
omicidi di donne da parte di mariti, fidanzati, conviventi
che non accettano di essere lasciati, che non accettano la
libertà femminile.
Con questo breve comunicato vogliamo allora
esprimere la nostra solidarietà al Centro Donna "Passi Leggeri"
che in questi giorni e ore sta cercando di non far passare
questa ennesima morte sotto silenzio, chiedendo insieme a
loro al Governo albanese che simili crimini non passino più
impuniti, un maggiore impegno per una legislazione più efficace
in Albania che ad oggi manca (ma è pronta in parlamento una
legge sulla violenza domestica) e un riconoscimento in termini
di politiche e risorse adeguate a sostegno del lavoro delle
associazioni di donne contro la violenza domestica.
Il Cospe, Firenze
La Casa della Donna, Pisa
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