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POCHE
IDEE E BEN CONFUSE.
SPUNTI PER RIFLETTERE SULLA FIDAL DI OGGI
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Più
ci si addentra nella stagione agonistica e più ci si rende
conto che questa dirigenza inizia a sbandare vistosamente. Questo
non per quanto riguarda lambito squisitamente politico o quello
delle grandi strategie (in affanno pure quelle vedi ad esempio
la mancata assegnazione dei mondiali del 2005) bensì per
ciò che riguarda il vivere quotidiano del nostro sport.
Senza voler intraprendere analisi lunghe e forse ovvie, mi vorrei
soffermare su alcuni aspetti che pur nella loro marginalità
rispetto ad altri temi, fanno capire che questa Fidal non conosce
a fondo il mondo che si trova a gestire. Partiamo dal regolamento
dei C.d.S. Junior e Promesse. Va premesso, ed è sotto gli
occhi di tutti, che queste due categorie sono quelle più
a rischio: hanno un alta percentuale di abbandoni e le poche forze
che vi sono allinterno, spesso vengono travasate nelle poche
società di elite che non rappresentano di certo la normalità
della vita di club. Ebbene, allinterno di questo panorama
di certo non roseo in cui si auspicherebbe un incentivo alla partecipazione,
la federazione ha elaborato un regolamento nuovo di zecca in cui
la novità più eclatante è la limitazione degli
atleti promesse a sole 6 unità. Questo, detto più
terra terra, significa che per quelle società che si ingegnano
per riuscire a tenere i propri atleti anche in età avanzata
(con evidente innalzamento delle spese), si vedono costrette a vietare
di far gareggiare più di 6 atleti promesse proprio nellevento
sportivo più importante di quella fascia detà.
A questa, che è una vera e propria imbecillità, ne
fa eco unaltra di natura opposta ma di uguale gravità:
leliminazione dei minimi di partecipazione per la categoria
allievi/e. Se da fuori questa scelta potrebbe sembrare una scelta
in favore dei numeri, della partecipazione di massa fatta per una
bella e vera festa dellatletica per gli under 18, in realtà
si rivela una scelta fatta senza cognizione di causa. Prima considerazione:
i campionati italiani allievi si svolgono a Torino e cioè
in una località lontana a gran parte dItalia. Con questa
ovvia premessa è facilmente comprensibile che a parte gli
atleti di livello che ci saranno comunque, per il resto, il tanto
ricercato evento, la festa per gli under 18 si tramuterà
in una festa di quelli che per ragioni geografiche potranno permettersi
di gareggiare a Torino con il cuore leggero. Non so quante società
abruzzesi, marchigiane, campane o pugliesi, potranno salire in massa
verso Torino per partecipare a questi campionati, magari qualcuno
in più ci sarà ma a beneficiarne saranno soprattutto
le società delle zone vicine. E una bella ghettizzazione
per essere una festa dei giovani, non cè che dire!
Ma cerchiamo ancora di approfondire e tocchiamo gli aspetti tecnici.
Uno scenario possibile: come sarà gestita la gara di salto
in lungo con atleti che fanno a malapena sopra 5 metri e i tre atleti
top che si giocano il titolo? Quanti saranno? Quante pedane? Moltiplicate
il problema per tutti i concorsi e vedrete cosa può venirne
fuori. E in più, giusto per parlare ancora del settore tecnico,
cosa potranno vedere i tecnici responsabili di settore in mezzo
a tanto marasma? Chi mai riuscirà a mettersi in evidenza
tra tanto caos? Gli allievi hanno numerose occasioni di potersi
fronteggiare nel corso dellanno, il campionato italiano invece
è da sempre lunico levento a favore di quanti,
dopo una stagione di lavoro e di sacrifici, si sono guadagnati il
diritto di potersi scontrare con i propri pari in una gara bella,
qualificata e qualificante. Cercare la quantità in una gara
in cui si assegna il titolo italiano è a dir poco sconsigliato.
Se proprio si voleva avere un maggior afflusso di partecipanti bastava
rendere i minimi più accessibili. Questo avrebbe gratificato
anche di più gli atleti che invece si vedono riconosciuto
un diritto che ha perso totalmente di valore e di prestigio. Fare
il minimo per gli italiani non sarà più un obiettivo
ne uno stimolo a migliorare.
Sempre poi per rimanere nellabito dei minimi che non ci sono
più e giusto per dimostrare che quello che dico non è
senza fondamento, vorrei segnalare che anche nel settore delle prove
multiple, i minimi sono stati aboliti.
La prima esperienza con lassenza di minimi è stata
fatta al Multistars di Desenzano. Alla gara IAAF era stato abbinato
anche il C.d.S. di prove multiple. Ebbene, la gara è stata
annullata (tranne il meeting IAAF) a causa di un numero ingestibile
di partecipanti, circa 150 unità tra uomini e donne. Ora
anche i Campionati Italiani sono senza minimo, sia per gli allievi
che anche per le categorie maggiori, senior compresi. Ci troveremo
a vedere un campionato italiano annullato? O più semplicemente
assisteremo alle varie assurdità di atleti che abitano a
5 km dal luogo di gara e che si permettono di fare 4500 punti di
decathlon con un entrata nel salto in alto a 1.60 facendo ritardare
il programma di ore?
Un ultimo spunto di riflessione, tanto per far capire che questa
federazione riesce a sbagliare a 360°: i cadetti. Da sempre
categoria protetta, ogni anno si sentono prediche e raccomandazioni
per far si che la categoria cadetti sia una categoria davvero giovanile,
dove la specializzazione e la fatica siano concetti solo visti e
non vissuti. Ebbene proprio la federazione ha pensato bene di inserire
come prove multiple un pentathlon tutto da fare in una giornata.
Cinque gare con la classica prova di mezzofondo ( i 1000) al termine.
Quanti cadetti saranno in grado di affrontare come un gioco o con
il gusto di competere una giornata tanto massacrante? E in più,
da un punto di vista della progressione dei carichi ha senso mettere
5 gare in un giorno per i cadetti quando poi gli stessi atleti si
troveranno nella categoria allievi a fare 4 gare nei due giorni
classici delloctathlon? Sarebbe interessante ricevere una
risposta dalla Fidal ma ancora più interessante sarebbe ricevere
un parere dei lettori in modo di avere qualche impressione in più
su cui poter ragionare.
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