RELAZIONE DELLA FUCILAZIONE DI ELVEZIO CERBONI



Dopo l'azione su Montieri il distaccamento di Cerboni si portò nelle macchie di S. Dalmazio ricongiungendosi con dodici partigiani che, lasciati negli accampamenti di Berignone, se ne erano dovuti allontanare per sfuggire ad un rastrellamento.
Qualche tempo dopo Cerboni si ammalò. Dovette fermarsi in una casa colonica presso S. Dalmazio e lì, per una delazione, venne catturato il 3 aprile e condotto al carcere di Pisa. Quando il 20 giugno del '44 gli altri prigionieri del carcere vennero rilasciati, Elvezio Cerboni fu preso in consegna dai tedeschi, trasferito alla caserma della milizia e fucilato; sembra che siano stati alcuni caporioni fascisti di Massa M.ma volerne la fine consapevoli ormai di avere tra le mani un coraggioso e capace organizzatore della resistenza, uno dei primi comandanti partigiani della Toscana.
Il sottoscritto Dott. Giuseppe Costantino, dal marzo u.s. direttore incaricato delle Carceri giudiziarie centrali di Pisa e della Casa di Rieducazione per Minorenni, a richiesta del Sig. Cerboni Gilberto (padre del Cerboni Elvezio) dichiara quanto segue:


- nell'aprile 1944, venne condotto a disposizione della Federazione fascista di Pisa, quale detenuto da sorveg1iarsi rigorosamente in queste carceri, il Sig. Cerboni Elvezio. Infatti per ordine del Prefetto, due militi fascisti. sorvegliavano il carcere il Cerboni, militi che in seguito vennero rimossi per interessamento del direttore data la buona condotta del detenuto e nell'interesse del carcere stesso poiché i detti militi vi stavano armati. Il Cerboni veniva spesso visitato dal Segretario federale di Pisa, che parve interessasi di lui. Infatti ,quando, chiusa l'istruttoria a carico del Cerboni questi venne denunciato al Tribunale speciale per la difesa dello Stato, si presentarono al Direttore delle Carceri due ufficiali della milizia, un centurione e un sottocapomanipolo; il primo Nardugli, tarchiato, castano, piuttosto basso, il secondo snello, più alto, bruno, i quali chiesero di visitare il Cerboni, onde interrogano per aprire così, dicevano loro,un supplemento d'istruttoria affermavano che ciò era necessario perché avevano capito che poco o nulla era risultato dall'istruttoria condotta dal Ten. Giamboni della milizia fascista.
Dicevano altresì che loro avrebbero potuto contestare al Cerboni fatti gravissimi, commessi da lui in quel di Massa M.ma, località da cui i due ufficiali provenivano. Il Direttore oppose un rifiuto deciso spiegando che essendo ormai il Cerboni denunciato al Tribunale di Parma, doveva essere lo stesso Tribunale ad autorizzare la visita.
Seguito all'insistenza dei due ufficiali, il Direttore telefonava a Federale, informandone la visita e questi confermava appunto che ormai doveva essere il Tribunale a decidere.
Comunicato agli ufficiali quanto aveva avuto il sottoscritto in risposta dal Federale, quelli esclamavano che Ugo Catarsi proteggeva troppo il Cerboni. Può darsi che gli ufficiali fossero nel vero perché risultò poi al sottoscritto che il Federale ebbe un richiamo da un ufficiale tedesco, circa il trattamento al Cerboni. Il dubbio sull'interessamento del federale non fu più possibile quando in prosieguo di tempo il Catarsi dichiarò al direttore che avrebbe fatto tutto il possibile per rendergli la libertà. Nell'ammutinamento del 20 giugno '44, per cui il direttore si recò a Calci, in Prefettura onde ottenere un ordine di scarcerazione, il Federale volle accompagnare il Direttore dal Prefetto per desiderio dello stesso Direttore.

La ragione era che il Prefetto emettesse un decreto di scarcerazione di tutti i detenuti onde beneficiarne anche il Cerboni. Ottenuto il decreto, ebbe a dire al sottoscritto le testuali parole: "Dirai a Cerboni che a qualunque costo stanotte Ugo vuoi parlargli". Il Direttore tornò subito a Pisa, condotta da un certo Casanovi Bruno, individuo alto, bruno con lunghe basette e

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